Mountain wilderness: «Il decreto ministeriale? Per il Comelico è un’opportunità, non un vincolo»

Mountain wilderness: «Il decreto ministeriale? Per il Comelico è un’opportunità, non un vincolo»

La dichiarazione di notevole interesse pubblico per il Comelico e la Val d’Ansiei? Un’opportunità, altro che vincolo. Ne è convinta Mountain wilderness, l’associazione ambientalista nata nel 1987 e, da sempre, fiera avversaria del collegamento sciistico tra Padola di Comelico e Sesto Pusteria. Una posizione che nella vulgata popolare l’ha messa nella casella dei cattivi, sotto attacco come “nemica del Bellunese”. E’ successo anche martedì scorso a Santo Stefano di Cadore, al termine del consiglio provinciale straordinario che ha votato l’ordine del giorno che impegna la Provincia a ricorrere contro il decreto firmato lo scorso 9 dicembre dal ministero per i beni ambientali. L’ex deputato Alfredo Comis ha accusato apertamente il vicepresidente di Mountain wilderness – Luigi Casanova – di incoerenza, per il fatto di ricevere soldi dalla società di gestione dell’autostrada Monaco – Verona come sponsorizzazione all’interno di un periodico per il quale scrive e cura l’ufficio stampa, attaccando invece sempre e solo i progetti di sviluppo nelle Dolomiti bellunesi.
«È un’accusa totalmente falsa – ribatte il direttivo nazionale di MW – che rispediamo immediatamente al mittente. MW non riceve soldi da nessuno, è un’associazione fatta da volontari che ha lo scopo di tutelare le montagne selvagge e chi le abita. Ci battiamo da sempre contro i progetti speculativi. Ovunque: in Appennino e in tutto l’arco alpino. Per esempio al momento abbiamo una causa in corso a difesa del Parco nazionale dello Stelvio contro i progetti di nuovi impianti sciistici nel suo territorio. Non ci accaniamo certo contro il Bellunese, un territorio che vogliamo al contrario tutelare al meglio».

MW entra poi nel merito di ciò che sta accadendo in Comelico. Per MW «la dichiarazione di notevole interesse non può essere vista come una limitazione ma come un’opportunità. “Abbiamo seguito da vicino tutta la vicenda – spiegano i due portavoce dell’associazione – e possiamo garantire, carte alla mano, che di vincoli non si parla da nessuna parte del decreto. Come non è vero che il decreto bloccherà lo sviluppo del territorio. Non c’è nessuna limitazione alle attività antropiche, che vengono al contrario incentivate nell’ottica però della conservazione di una specificità peculiare. In questo senso il ministero non ha agito perché spinto da chissà quale spirito di rivalsa: ha semplicemente ottemperato a ciò che prescrive la Convenzione europea sul paesaggio, che l’Italia ha firmato. Quello che temiamo è che ci sia in atto una grande manipolazione da parte della politica».

Ma Mountain wilderness è o no dalla parte delle popolazioni del Comelico, che si vedono ridurre sempre più servizi e opportunità e che vedono nel collegamento sciistico con la Val Pusteria l’ultima possibilità di riscatto? «Noi siamo dalla parte del Comelico e lo abbiamo ribadito anche nei vari incontri fatti con sindaci, amministratori locali e le Regole. Ai quali abbiamo spiegato chiaramente come l’idea salvifica legata a questo collegamento è una chimera. Di fatto si utilizzeranno fondi pubblici dell’Alto Adige per finanziare un progetto portato avanti da una società privata di proprietà altoatesina (Drei Zinnen, società guidata dal re dello speck Franz Senfter). E se la speranza, come ci hanno confessato le Regole, è di poter avere una ventina di posti di lavoro in più, bisogna mettere sul piatto della bilancia anche il fatto che alla fine i proventi torneranno in Alto Adige, mentre in Comelico resteranno solo i costi ambientali. Di uno sviluppo diverso e possibile per queste terre abbiamo parlato e discusso a più riprese con i sindaci del Comelico. Sono stati incontri cordiali ma evidentemente infruttuosi: le posizioni, pur partendo da assunti di principio uguali, sono troppo distanti».

Quindi le idee di Mountain wilderness e del Comelico sono di fatto inconciliabili? «Tutt’altro – conclude MW – tanto che veniamo contattati continuamente da molti residenti in Comelico e in Cadore che condividono in pieno le nostre analisi. Persone che però non hanno il coraggio di uscire allo scoperto per il rischio di essere additate e minacciate. Una situazione figlia del clima ormai avvelenato a causa delle troppe manipolazioni politiche che circondano questa vicenda».

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