Un mezzo nuovo di zecca per un progetto che, da vent’anni, entra dove i ragazzi vivono, si incontrano, fanno festa. L’ULSS 1 Dolomiti rilancia “Fuoriposto” con una nuova Unità Mobile, presentata ieri (7 agosto) all’ingresso del San Martino dal direttore generale Achille Di Falco, dalla direttrice del Dipartimento Dipendenze Anna Franceschini e dall’équipe guidata da Paolo Bello. Un investimento che non è solo logistico: è politico, culturale, sanitario. È la scelta di andare incontro ai giovani invece di aspettarli negli ambulatori.
Di Falco lo dice senza giri di parole: l’isolamento, la socializzazione mediata dall’alcol, la difficoltà di intercettare chi rischia di più. «Diventa importante stare nei luoghi dove i giovani si trovano. Costruiamo fiducia: facciamo conoscere i servizi». Il nuovo camper nasce esattamente per questo.
Sette metri e mezzo di prevenzione su ruote, due aree riservate per i colloqui, impianto fotovoltaico per garantire autonomia, allestimenti pensati per lavorare anche d’inverno, quando il territorio montano non fa sconti. E poi la parte più innovativa: tecnologie digitali interattive, strumenti esperienziali, percorsi educativi che rendono l’intervento più attrattivo e più vicino al linguaggio dei ragazzi. Non un semplice presidio, ma un luogo mobile di relazione.
“Fuoriposto” è una storia lunga. Parte nel 2004, cresce, si evolve, diventa un modello regionale. Dal 2023 ai professionisti dei Ser.D si affiancano anche gli operatori dei Consultori Familiari e del Dipartimento di Prevenzione. E nei luoghi del divertimento arrivano etilometri, misuratori del monossido, tecnologie digitali, counselling breve. Un metodo affinato negli anni, capace di intercettare migliaia di giovani con strategie di peer education e interventi di prossimità.
I numeri del 2025 raccontano molto: 1546 persone incontrate, il 36% minorenni e il 19% tra i 20 e i 24 anni. Quattrocentodiciotto prove alcoltest, 311 questionari, oltre 2500 gadget e materiali informativi distribuiti. E soprattutto un patrimonio di dati che permette di leggere i comportamenti giovanili con precisione: metà degli intervistati ritiene di bere “come gli altri”, un dato che nel contesto bellunese – dove il 31% della popolazione ha un consumo problematico – dice molto sulla normalizzazione del rischio. Le motivazioni? Quasi sempre relazionali: bere per stare insieme, per facilitare la socializzazione. Senza differenze tra uomini e donne.
In vent’anni “Fuoriposto” ha attraversato più della metà dei Comuni della provincia, ha lavorato con scuole, Pro Loco, Consulte giovanili, gestori di eventi, altre aziende sanitarie. E nel 2026 rilancia: presenza più capillare nelle aree periferiche, Comelico, Cadore, Agordino. Una risposta diretta ai segnali di disagio giovanile e ai cambiamenti nei modelli di consumo. Diciotto gli interventi già programmati, da Padola alla Val Visdende, da Lamon a Sospirolo, passando per Belluno, Feltre, Agordo e perfino Castelnuovo del Garda per l’uscita regionale Safe Night. Il progetto coordina anche la rete regionale “SafeNight”, riconosciuta dalla Regione Veneto come modello di riferimento per la prevenzione nei contesti del divertimento.





