La partita della riclassificazione delle strade provinciali entra nella fase decisiva e dal mondo delle imprese arriva un appello che suona come un avvertimento. Paolo De Cian, presidente di Ance Belluno, rompe gli indugi e chiede che il trasferimento di oltre 350 chilometri di arterie da Veneto Strade ad Anas venga gestito con prudenza, buon senso e soprattutto con un principio chiaro: la montagna non può essere trattata come un territorio qualsiasi. «Mi auguro che ci siano i margini per non svuotare di risorse e competenze Veneto Strade, società che fin dalla sua costituzione si è dimostrata vicina – anche fisicamente – alla nostra montagna» afferma De Cian. «Se la specificità è un valore, allora non possiamo tornare indietro».
Il presidente dei costruttori non nega le ragioni normative e finanziarie che hanno avviato l’iter, ma mette in guardia da un trasferimento troppo ampio. «Cedere ad Anas oltre 350 chilometri di arterie provinciali e locali è eccessivo. Mi riferisco in particolare alle strade in quota, dove Veneto Strade ha dimostrato sempre operatività, conoscenza del territorio, capacità di dialogo e professionalità. Come imprenditori edili che lavorano nelle terre alte, non possiamo che essere preoccupati».
Il nodo, per De Cian, è la prossimità. «Il cervello di Veneto Strade è nel Bellunese, quello di Anas a Mestre: non è un dettaglio. Le imprese hanno bisogno di interlocutori vicini, che conoscano le criticità e le urgenze. Un cantiere non vale l’altro». Da qui la richiesta di un piano razionale, che non disperda il patrimonio di competenze costruito negli anni e non lasci scoperte le strade più delicate della provincia. «Il passaggio va affrontato con cautela, attenti a non perdere risorse umane e know‑how. La nostra associazione, che può contare su tante imprese sentinella del territorio, è pronta a un confronto franco e concreto».





