Acqua, l’allarme sale anche in quota: «I rifugi sono le sentinelle della crisi climatica»

Acqua, l’allarme sale anche in quota: «I rifugi sono le sentinelle della crisi climatica»

L’acqua non è più una risorsa scontata nemmeno in alta montagna. E sono proprio i rifugi delle Dolomiti, da sempre punti di riferimento per escursionisti e alpinisti, a lanciare uno dei segnali più evidenti degli effetti del cambiamento climatico.

Da questa consapevolezza è nato l’incontro che si è svolto martedì a Palazzo Piloni tra il presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco, e il presidente del Gruppo regionale Cai Veneto, Francesco Abbruscato, con l’obiettivo di avviare un percorso comune per affrontare una delle sfide più delicate per il futuro della montagna: la gestione della risorsa idrica.

Al centro del confronto c’è stato il report elaborato dal Cai Veneto sulla situazione dei rifugi dolomitici, strutture che stanno sperimentando in prima persona le conseguenze di stagioni sempre più siccitose, caratterizzate da precipitazioni scarse e temperature elevate.

L’idea condivisa è quella di arrivare alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Provincia e Cai per sviluppare interventi sia nell’immediato sia nel medio-lungo periodo, aumentando la capacità di adattamento delle infrastrutture alpine ai nuovi scenari climatici.

Tra le azioni ipotizzate figurano campagne informative rivolte agli escursionisti, per promuovere un utilizzo più consapevole dell’acqua e una frequentazione più responsabile della montagna, ma anche la sperimentazione di tecnologie innovative per il recupero, il risparmio e la gestione sostenibile della risorsa idrica nei rifugi, coinvolgendo il sistema universitario.

Un altro tema affrontato riguarda la pressione turistica nei periodi di massimo afflusso. L’obiettivo è favorire una distribuzione più equilibrata delle presenze durante l’anno, riducendo il carico sulle strutture e sulle risorse naturali.

«Abbiamo preso atto delle evidenze contenute nel report del Cai e condiviso l’opportunità di avviare un percorso comune di analisi e ricerca», spiega il presidente della Provincia, Marco Staunovo Polacco. «Il problema dell’acqua non riguarda soltanto i rifugi, ma investe l’intera gestione della risorsa idrica sul territorio. Per questo coinvolgeremo anche il Consiglio di Bacino e Servizi Integrati Bellunesi, affinché le analisi possano essere utili anche alla rete idrica ordinaria».

Per il presidente del Cai Veneto, Francesco Abbruscato, il messaggio che arriva dalle Dolomiti è ormai inequivocabile. «I rifugi ci stanno restituendo un segnale molto chiaro: l’acqua in montagna non può più essere considerata una risorsa illimitata. Serve una nuova cultura della montagna, nella quale il rifugio non venga percepito come un luogo con servizi infiniti, ma come una struttura che vive entro limiti ben precisi. La sfida climatica impone una nuova alleanza tra istituzioni, gestori, ricerca scientifica e frequentatori della montagna».

Provincia e Cai chiedono infine che Regione e Governo sostengano con adeguate risorse economiche gli investimenti necessari per rendere i rifugi e, più in generale, il territorio montano, più resilienti agli effetti di un cambiamento climatico che, anche sulle Dolomiti, non rappresenta più uno scenario futuro, ma una realtà già in atto.

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