I ricordi di una vita trascorsa in fabbrica si sono trasformati in un aiuto concreto per la sanità bellunese. Grazie al ricavato della vendita del libro Vita in fabbrica. Calalzo di Cadore 1970-2006, il reparto di Oculistica dell’ospedale San Martino di Belluno ha ricevuto in dono due autorefrattometri di ultima generazione, per un valore complessivo di 13 mila euro.
L’iniziativa porta la firma di sei ex dipendenti dello stabilimento Safilo di Calalzo di Cadore – Angelo Da Col, Ernesto Da Deppo, Angelo De Marchi, Giovanna Fornasier, Roberto Scottà e Ines Smaniotto – che, una volta in pensione, hanno deciso di raccogliere esperienze, ricordi e testimonianze della loro vita lavorativa in un volume curato da Pier Mario Fop.
Il libro ripercorre oltre trent’anni di storia dello stabilimento cadorino, dal 1970 al 2006, alternando la ricostruzione dell’evoluzione dell’occhialeria agli aspetti più tecnici della produzione, senza dimenticare aneddoti personali, racconti di vita quotidiana e numerose interviste ad altri ex lavoratori. L’opera è stata pubblicata grazie al contributo di Safilo e presentata in diversi incontri organizzati in Cadore, raccogliendo un’ampia partecipazione. Le offerte del pubblico hanno permesso di finanziare l’acquisto delle apparecchiature.
I due autorefrattometri sono strumenti diagnostici che consentono di misurare in modo rapido e preciso i difetti visivi, individuando il fabbisogno diottrico dell’occhio attraverso un esame non invasivo. Uno dei due dispositivi è dotato anche di cheratometro, che permette di rilevare la curvatura della cornea. Si tratta di apparecchi particolarmente utili nella valutazione di bambini piccoli e di pazienti con difficoltà di comunicazione o collaborazione.
La consegna ufficiale si è svolta nei giorni scorsi nel reparto di Oculistica alla presenza del direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco, della direttrice dell’unità operativa Luigina Tollot e degli autori del volume.
«Questi strumenti miglioreranno l’attività quotidiana dei nostri ambulatori, garantendo maggiore precisione e rapidità nell’esecuzione degli esami, soprattutto nei pazienti più fragili», ha sottolineato la dottoressa Tollot, ringraziando i promotori dell’iniziativa.
Per il direttore generale Achille Di Falco, la donazione assume anche un forte valore simbolico: «Le memorie e i ricordi di una vita trascorsa in fabbrica si sono trasformati in uno strumento concreto per la salute delle persone. È un gesto di grande significato, reso possibile anche dalla generosità dei cittadini e dal sostegno dell’azienda alla pubblicazione del libro».





