Lo strano balletto nella chiesa di Cristoglie: la danza macabra del Quattrocento

Lo strano balletto nella chiesa di Cristoglie: la danza macabra del Quattrocento

Oggi inauguriamo una nuova rubrica. Consigli di viaggio, spunti per qualche gita, ma anche evasioni dalla routine quotidiana. Lontano da Belluno, ma non solo. Insomma… “Viaggi in quota”.

 

C’è un paesino nel cuore dell’Istria slovena che si chiama Hrastovlje (Cristoglie in italiano). E racchiude un piccolo tesoro nascosto dell’arte medievale.

A Hrastovilje si arriva lungo una strada che traccia un percorso di curve piane e attraversa un paesaggio verde e placido. Da percorrere guidando piano, per godersi il momento. 

Ecco il paese: poche case tutte con i tetti rossi, una gostilna (la tipica trattoria slovena) e una chiesa murata che spicca inaspettata per grandezza in cima a una collinetta. È la chiesetta della Santissima Trinità di Cristoglie. Le mura che la circondano sono state costruite nel 1600 per difesa dall’avanzata dei Turchi e in qualche modo hanno protetto anche il piccolo spettacolare tesoro che la chiesa contiene: un ciclo di affreschi magnificamente conservati e datati 1490.

È ora di salire il breve sentiero ed entrare all’interno delle mura. Appena fuori dalla chiesetta ci accoglie la voce di Rozana, la custode, che all’interno sta spiegando ad alcuni turisti, in tedesco, le immagini dipinte sulle pareti.

Entriamo e lo stupore è evidente: la chiesetta è piccola, ma completamente affrescata. I dipinti si susseguono riempiendo ogni spazio per raccontare storie bibliche del Nuovo e dell’Antico Testamento.

Chissà che emozione avrà provato il giovane Joze Pohlen quando nel 1949, incaricato della ristrutturazione della chiesetta, cominciò a raschiare la calce che ricopriva completamente le pareti, e man mano riaffioravano dettagli di un vivo color rosso, oro, blu… 

La calce, bianca e pura, con le sue proprietà disinfettanti veniva utilizzata per imbiancare le pareti e combattere in questo modo la morte e la distruzione causata dalla “peste nera” che dilagava in mezza Europa. Proprio la calce bianca aveva nascosto i colori, ma forse anche protetto gli affreschi dal passare del tempo. 

Ciò che più colpisce si trova a destra, entrando: è la famosa “Danza macabra”. Una sfilata di scheletri in coda per l’altro mondo, con vescovi e mendicanti, ricchi e poveri “resi tutti uguali dalla falce della Nera Signora”, per dirla con le parole di Rumiz. E non mancano dettagli che fanno sorridere, come il mercante che tenta di corrompere la morte con qualche denaro preso dalla bisaccia. O la Morte alla fine della “danza” che attende tutti sorridente con una mano alzata a tenere aperto il coperchio della destinazione finale. 

Molte altre sono le sorprese di questo ciclo di affreschi che meritano davvero una gita fuori porta. Se poi organizzate di proseguire verso una tipica gostilna slovena oppure verso una osmiza nel cuore del Carso, ecco pronto il programma per la prossima domenica.

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