Trentasette zone carenti e 13mila anziani a rischio “assistenza”. La penuria di medici di base nel territorio bellunese può trasformarsi in un vero e proprio incubo per i tanti cittadini, soprattutto ultra 65enni, che vedono in questi professionisti un punto di riferimento.
A lanciare l’allarme è il sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil che ha monitorato il contesto veneto rilevando una situazione drammatica: «Il quadro – spiegano – è figlio dell’infelice programmazione da parte di Palazzo Balbi risalente al periodo pre-covid».
«Siamo molto preoccupati soprattutto per i nostri anziani – conferma Maria Rita Gentilin, segretaria generale dello Spi-Cgil di Belluno – anche se nel Veneto altre province, come Verona, contano una carenza di medici di base ancora più marcata, non si può negare che il nostro territorio risenta molto più degli altri di questo disservizio, visto che ci sono comuni con un numero di abitanti limitato, che quando perdono anche un solo medico restano del tutto scoperti e ci sono zone difficilmente raggiungibili in particolare per le persone anziane che fanno dunque difficoltà a spostarsi per trovare un nuovo medico di famiglia».
Per quanto riguarda il numero di professionisti in servizio nel Bellunese, è calato di anno in anno, passando dai 133 del 2019 al 119 del 2022. «Un numero – dicono ancora dallo Spi – che non garantisce una assistenza adeguata ai circa 180mila assistiti residenti in provincia i quali avrebbero bisogno di una ventina di medici in più. Per ora, visto che nel Veneto nei prossimi sette anni usciranno dal servizio, soprattutto a causa dei pensionamenti, 1.878 medici e ne entreranno, da programma, solo 595.
In tale contesto, risulta preoccupante anche la penuria di pediatri. Nel territorio se ne contano 19 ma per seguire il bacino di circa 20.750 bambini ne servirebbero 26, sette in più. «Non si doveva arrivare a questo punto – conclude Gentilin – la programmazione doveva contemplare una quantità di borse di studio nettamente superiore a quella effettivamente finanziato. Quando un anziano perde il suo medico di base, non ne troverà facilmente un altro a cui rivolgersi proprio per le difficoltà di spostamento in un territorio complesso e a volte ostico come quello dolomitico. Insomma, bisogna correre ai ripari aumentando le borse di studio. In ogni caso, il ritardo resta perché ci vogliono alcuni anni prima che uno specializzando possa prendere in carico i pazienti».





