Pedavena-Croce d’Aune, il Parco ha detto “Ni”: «Possibile solo all’esterno dei nostri confini»

Pedavena-Croce d’Aune, il Parco ha detto “Ni”: «Possibile solo all’esterno dei nostri confini»

La 39esima edizione della Pedavena – Croce d’Aune non si farà. Probabilmente. O almeno, non nella classica veste con la quale è diventata celebre. Giovedì pomeriggio il consiglio direttivo del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi ha negato il permesso per lo svolgimento della storica gara di velocità in salita.

Non lo consente il regolamento del Parco (all’interno dei cui confini si sviluppano gli ultimi tre chilometri del tracciato) che all’articolo 29, come spiega il presidente, Ennio Vigne, «Vieta espressamente lo svolgimento di qualsiasi manifestazione agonistica a motore». Nel motivare la decisione Vigne ripercorre l’iter che ha portato, nell’ottobre dello scorso anno, all’adozione definitiva del regolamento, promulgato dal ministero per la Transizione ecologica. Un percorso complesso, iniziato nel 2009 e frutto della concertazione di 15 Comuni della Comunità del parco, la Provincia, 5 Unioni montane e la Regione Veneto. E con diverse modifiche introdotte dal ministero.

Ed è sulla base di questo che Vigne difende l’ente: «Non accetto che passi l’idea, soprattutto da parte di alcuni sindaci – dai quali escludo quello di Pedavena, con il quale l’interlocuzione è stata sempre propositiva – che il Parco sia il responsabile unico dell’annullamento della gara. Perché quasi tutti i sindaci c’erano nel 2018, quando il testo del regolamento fu approvato dal consiglio direttivo e dalla Comunità del Parco. La verità è che probabilmente alcuni aspetti sono stati sottovalutati».

Ed è questa la ragione per la quale, sempre nel direttivo di giovedì, il Parco ha preso l’impegno ufficiale di modificare alcune parti del testo: «Solo così possiamo provare a salvare una manifestazione storica come la Pedavena– Croce d’Aune. Ci sono poi altri aspetti del regolamento che andrebbero modificati, come ad esempio la sentieristica. Contiamo che da parte dei sindaci ci sia più attenzione, e con il nuovo governo alle porte auspico il massimo sostegno alle nostre richieste».

In ogni caso, precisa Vigne, la modifica del regolamento non sarà immediata. Ben che vada, ci vorranno un paio d’anni. E nel frattempo? Una soluzione per salvare capra e cavoli ci sarebbe: accorciare la gara cronometrata ai 5 chilometri che non rientrano nei confini del Parco. E limitarsi ad una sfilata negli ultimi 3: «Questo sarebbe consentito» spiega Vigne.

La proposta fu avanzata, giorni fa, proprio dal comitato. Che però, per bocca del suo presidente, Lionello Gorza, ora frena: «Non so se avrebbe senso, gli ultimi 3 chilometri sono da sempre i più interessanti. Inoltre molti piloti hanno già detto che una gara accorciata non li vedrebbe al via. E con meno iscritti ci sarebbe un buco finanziario ipotizzabile in almeno 50mila euro. Martedì ci riuniremo e vedremo che fare».

Non resta che il piano B: il ricorso al Tar per chiedere l’immediata sospensione del provvedimento di diniego: «Lo faremo, nostro malgrado – anticipa Gorza – lo dobbiamo ad un’intera comunità. Forse non si è capito che il nostro è sì uno sport di nicchia, ma che porta circa un milione di euro sul territorio. Senza contare che molti piloti sono nati su queste strade e che molte manifestazioni vengono fatte proprio sul tracciato della corsa. Sono molto amareggiato, perché ero convinto che dopo le ultime riunioni una soluzione si potesse trovare».

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