Che qualcuno non abbia preso bene l’annullamento del Rally Bellunese (Misure di sicurezza “non sufficienti”: salta il Rally Bellunese) è normale. Ma che la rabbia minacci nientemeno che il Giro d’Italia non può essere un evento ascrivibile alla norma.
Succede sui social. Tra il dire e il fare, c’è di mezzo Facebook. Eppure la minaccia stride tremendamente con la festa che il Bellunese si aspetta il 28 maggio, giorno del tappone dolomitico. Stride e preoccupa.
«Andremo a mettere chiodi sul percorso». «Blocchiamo le strade al passaggio del Giro». E ancora, «Io direi di non farli passare». Sono solo alcuni dei commenti apparsi sulla pagina Roberto Padrin presidente della Provincia, sotto il post in cui l’inquilino di Palazzo Piloni dava notizia del tracciato della penultima tappa del Giro d’Italia 2022. Qualcuno propone di bloccare i ciclisti, qualcun altro minaccia di farlo buttando chiodi sulla strada. Da dove deriva tanto astio? Da un fatto di cronaca dei giorni scorsi: l’annullamento del Rally Bellunese, disposto dalla Prefettura per il mancato rispetto di alcune prescrizioni di sicurezza sulle strade della corsa automobilistica. Che ci azzeccano le due cose? Nulla, logico. Ma in chi protesta veementemente non c’è logica alcuna.
«Giro d’Italia sì e le gare come il Rally Bellunese niente e io ero per di più uno dei concorrenti. Complimenti e vergognatevi e al prefetto di Belluno dico solo questo, mi raccomando controlli bene bene i guard rail e i muretti e i sassi che cadono sull’agordina specialmente. Chissà quanti soldi daranno questi del Giro d’Italia, vergognatevi, che schifo, ma questa è l’Italia» scrive Andrea. E un certo Paolo gli risponde «Andremo a mettere chiodi». «Blocchiamo le strade: al passaggio del Giro tutti in mezzo alla strada» aggiunge tale Leo. E c’è anche chi crede che il Giro porti sporcizia: «Io direi di non farli passare con una bella manifestazione, anzi più di una in un giorno solo; una in partenza, una a Cencenighe, una in Agordo e vediamo se cambiano le cose anche perché non c’è solo la tv di stato ma anche le altre. Una bella protesta ci sta bene e poi vediamo anche perché a differenza dell’automobilismo questi passano e sporcano e nei vari esercizi bar ristoranti non lasciano nulla né ciclisti né amatori di tale sport».
Che dire? Al di là delle minacce sul Giro, c’è la conferma – per fortuna di pochi casi isolati – del vecchio e stantio problema che si portano dietro le chiusure mentali, per cui si cerca di boicottare il successo altrui. Come se in un territorio che vuole fare turismo ci fosse davvero la possibilità, dopo due anni di Covid, di gioire nel caso in cui non dovessero passare i ciclisti. O peggio, l’insuccesso della tappa fosse percepito come una riparazione rispetto all’annullamento del rally. Mors tua vita mea…





