Il mercato del lavoro veneto cresce, ma il Bellunese viaggia in controtendenza. Lo segnalano i numeri de “La Bussola” di Veneto Lavoro. Nei primi cinque mesi del 2026 la provincia registra un saldo occupazionale di –2.791 posizioni, peggiorando il dato già negativo del 2025. È l’unico territorio del Veneto con il segno meno, mentre la regione nel complesso avanza fino a +59.194 posti. A pesare è soprattutto la chiusura dei contratti stagionali legati alla stagione invernale, che ogni anno provoca un’ondata di cessazioni tra aprile e maggio.
Il quadro cambia se si guarda alle assunzioni di maggio: Belluno cresce del +1,6% rispetto allo stesso mese del 2025, un risultato migliore della media regionale e superiore a quello di province come Padova, Treviso e Vicenza, tutte in calo. La domanda di lavoro, dunque, c’è e si muove, trainata soprattutto dai comparti turistici e dai servizi stagionali.
Il report di Veneto Lavoro sottolinea come il saldo negativo sia “tipico del periodo”, legato alla conclusione della stagione turistica invernale e alla chiusura dei rapporti attivati a fine 2025. Allo stesso tempo, però, evidenzia che Belluno è tra le province dove la domanda di lavoro cresce di più, complice anche l’effetto dei Giochi Olimpici Invernali che a gennaio avevano spinto le assunzioni di hostess e steward.
Sul fronte settoriale emergono segnali importanti. L’occhialeria mostra una ripresa netta, con un aumento delle assunzioni del +38,5% e un saldo positivo che torna a respirare. Il turismo rimane il motore dell’occupazione veneta, con oltre 30 mila posizioni aggiuntive nel periodo gennaio–maggio e un incremento delle attivazioni del +5,2%, dinamica che coinvolge direttamente anche il Bellunese. Più complesso invece il quadro dell’edilizia, che rallenta in tutta la regione, e del metalmeccanico, che a maggio registra un saldo negativo nonostante la crescita complessiva delle assunzioni nel periodo.
A livello contrattuale, il Veneto continua a crescere soprattutto grazie ai rapporti a termine, che raggiungono +46.298 posizioni nei primi cinque mesi dell’anno. Il tempo indeterminato invece rallenta, fermandosi a +11.834, mentre l’apprendistato mostra un recupero significativo con +1.062 posizioni, quasi il doppio rispetto al 2025. Per una provincia come Belluno, dove la stagionalità pesa più che altrove, il tempo determinato resta la forma dominante e condiziona inevitabilmente il saldo complessivo.
Nel resto della regione, Venezia e Verona guidano la crescita con saldi molto elevati, mentre Treviso, Vicenza e Padova mostrano segnali di rallentamento. Belluno, invece, paga la sua struttura economica e il calendario delle stagioni, ma mantiene una domanda di lavoro vivace che potrebbe tradursi in un recupero nei mesi estivi.





