La Fimmg Veneto promuove l’intesa firmata con la Regione sulle Case della Comunità e parla di «Accordo innovativo, condiviso e capace di aprire una nuova stagione per l’assistenza territoriale». A dirlo è il segretario regionale Enrico Peterle, che definisce la firma «Un risultato importante, frutto di un confronto intenso e non di imposizioni».
Secondo il sindacato dei medici di famiglia, il punto di svolta sta proprio nel metodo. «Il Veneto ha scelto il dialogo», sottolinea Peterle. L’accordo prevede l’adesione volontaria dei medici, un compenso omogeneo di 60 euro l’ora e una cornice organizzativa più chiara per chi deciderà di partecipare. «Sono i presupposti che avevamo indicato fin dall’inizio e che oggi trovano risposta. Per questo possiamo parlare di un’intesa che tutela professionisti e cittadini». Peterle ringrazia anche il presidente della Regione Alberto Stefani, riconoscendogli il merito di aver seguito personalmente la trattativa e favorito una sintesi «Equilibrata e positiva per tutte le parti».
Ma per la Fimmg Veneto il valore dell’accordo va oltre i confini regionali. Lunedì, a Roma, si aprirà un nuovo tavolo nazionale sulla medicina territoriale. «Ci auguriamo che l’esperienza veneta possa essere utile anche a livello nazionale – afferma Peterle – Qui si è dimostrato che innovazione e valorizzazione della medicina generale possono procedere insieme, senza contrapposizioni e senza indebolire la presenza dei medici sul territorio».
Il sindacato, però, avverte: la firma dell’intesa non risolve tutte le criticità. La carenza di medici di famiglia resta il nodo principale, con migliaia di cittadini ancora privi di un medico di riferimento. «Le Case della Comunità sono un tassello importante, ma da sole non bastano – conclude Peterle. – Servono ulteriori interventi e una programmazione di lungo periodo, a partire dal rinnovo completo dell’accordo integrativo regionale».





