Hydro Feltre, slitta di 20 giorni il tavolo al Mimit. Fiom: “Basta attese”

Hydro Feltre, slitta di 20 giorni il tavolo al Mimit. Fiom: “Basta attese”

Slitta dal 1° al 20 luglio il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Hydro Extrusion di Feltre. Un rinvio chiesto dall’azienda e dall’advisor BDO per avere più tempo nel confronto con il potenziale acquirente e arrivare all’incontro con una proposta più definita. Una decisione che la Fiom prende «atto», ma che viene accompagnata da un messaggio chiaro: non c’è più spazio per ulteriori attese. «Il tempo dei rinvii è finito – sottolinea il segretario generale della Fiom di Belluno, Stefano Bona –. Il 20 luglio non accetteremo dichiarazioni generiche o rassicurazioni di circostanza. Servono risposte precise sul futuro dello stabilimento e su tutti i posti di lavoro». Il sindacato ribadisce una linea netta: la trattativa non può prescindere dalla tutela integrale del sito produttivo di Feltre e dell’occupazione. «Non accetteremo spezzatini, ridimensionamenti o esternalizzazioni», avverte Bona, puntando il dito contro il rischio che il costo della crisi venga scaricato sui lavoratori.

Intanto, sul territorio, la situazione resta complessa. I dipendenti Hydro sono ancora in cassa integrazione e attendono una ripresa delle attività annunciata per settembre. Nel frattempo, però, si registrano già ricadute pesanti sull’indotto. La mensa aziendale è stata chiusa, mentre i lavoratori della logistica in appalto hanno perso il posto. A questo si aggiunge il caso dei 17 dipendenti della TB Metal, impegnati nelle lavorazioni meccaniche all’interno dello stabilimento, che hanno ricevuto una lettera di trasferimento in provincia di Bergamo, a oltre 250 chilometri di distanza. Una situazione che la Fiom giudica inaccettabile. «Non si può sostenere che i lavoratori degli appalti non siano responsabilità dell’azienda – attacca Bona –. È una posizione comoda, ma socialmente irresponsabile».

Per il sindacato, le conseguenze di queste decisioni sono sotto gli occhi di tutti: famiglie in difficoltà, lavoratori costretti a scelte drastiche e un territorio che rischia di pagare un prezzo molto alto. «Senza la decisione di Hydro di lasciare Feltre tutto questo non sarebbe accaduto», aggiunge Bona, chiedendo che l’azienda si assuma le proprie responsabilità non solo sul piano industriale, ma anche su quello sociale. Al tavolo del 20 luglio, la Fiom chiederà quindi non solo chiarezza sulla cessione dello stabilimento, ma anche risposte concrete sulle ricadute occupazionali già in atto. L’obiettivo dichiarato è quello di tutelare tutti i lavoratori coinvolti, compresi quelli dell’indotto. «Nessun lavoratore deve essere sacrificato – conclude Bona –. E nessuno deve essere lasciato indietro».

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