Sliding Centre, riparte il cantiere: firmato l’accordo di riconsegna

Sliding Centre, riparte il cantiere: firmato l’accordo di riconsegna

Dopo due mesi di stop, si rimette in moto il cantiere dello Sliding Centre di Cortina, uno dei dossier più delicati lasciati in sospeso dai Giochi di Milano-Cortina. A darne notizia è Simico, che in una nota comunica come nella giornata di lunedì sia stato firmato il verbale di riconsegna dell’area tra Fondazione Milano Cortina, Comune di Cortina e il commissario di Governo Fabio Saldini. Un passaggio decisivo che consente ora di riaprire il cantiere. Il commissario ha già informato l’impresa incaricata, la Pizzarotti, che potrà tornare operativa già dalla prossima settimana per completare le lavorazioni ancora in sospeso secondo il cronoprogramma.

La ripartenza arriva al termine di settimane di stallo, legate soprattutto alla gestione della riconsegna della pista e al nodo del ripristino delle condizioni originarie dell’impianto dopo l’utilizzo durante i Giochi. Una questione tutt’altro che secondaria, anche alla luce dei danni emersi al termine dell’evento olimpico. Secondo il verbale di ricognizione consegnato a fine febbraio da Simico al Comune, lo Sliding Centre “Eugenio Monti” presentava infatti criticità per oltre un milione di euro. Una cifra che ha inevitabilmente rallentato i tempi di riconsegna, dando vita a un braccio di ferro tra i soggetti coinvolti per definire responsabilità e copertura dei costi.

Il quadro di riferimento è quello stabilito dal contratto di utilizzo della pista, il cosiddetto “Venue user agreement”. Durante i Giochi la gestione della struttura è stata interamente in capo alla Fondazione Milano Cortina, che ha assunto anche l’obbligo di restituire l’impianto nelle condizioni originarie. Al Comune spetta invece un ruolo di garanzia e di verifica. Una distinzione su cui l’amministrazione comunale continua a ribadire la propria estraneità nella gestione diretta della struttura, sottolineando al tempo stesso la soddisfazione per la ripresa dei lavori.

Resta però aperta la questione dei danni e delle modalità con cui verranno coperti. Tra le ipotesi, l’attivazione della polizza assicurativa dedicata, oppure l’assorbimento dei costi all’interno del disavanzo complessivo della Fondazione, che supera i 300 milioni di euro da ripianare entro fine anno.

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