Ancora numeri in aumento per il Soccorso alpino in Veneto: nel 2025 superati i mille interventi, con 1.199 operazioni e 1.354 persone soccorse, soprattutto nelle Dolomiti bellunesi, tra le aree più frequentate e più esposte. Un trend ormai consolidato, che riflette la crescita della frequentazione della montagna e una pressione sempre maggiore sul sistema dei soccorsi. Eppure, come evidenzia Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, presidente del Soccorso alpino e speleologico Veneto, l’aumento dei numeri non è un risultato positivo: «Per noi del SASV questa regola non vale. […] Per quanto riguarda l’attività operativa, ci piacerebbe che fosse in calo», perché significherebbe meno incidenti e meno persone in difficoltà.
Dietro i dati c’è infatti una montagna sempre più frequentata, ma anche un numero crescente di escursionisti che si avvicinano senza adeguata preparazione o con attrezzatura non idonea. La gran parte degli interventi è di natura sanitaria (1.337 casi), mentre in 17 occasioni il Soccorso alpino è intervenuto a supporto della Protezione civile. Significativa anche l’attività di ricerca di dispersi: nel 2025 si sono registrati 71 interventi di ricerca, per un totale di 79 persone soccorse. Sempre più centrale il ruolo dell’elicottero, utilizzato in circa il 40-45% degli interventi, mentre le squadre a terra restano fondamentali e coprono tra il 55 e il 60% delle operazioni, oltre a garantire supporto anche nelle missioni aeree.
Un dato particolarmente indicativo riguarda la tipologia degli interventi: il 41,3% coinvolge persone rimaste illese, mentre un ulteriore 45,2% riguarda codici sanitari meno gravi. Solo il 2,7% dei casi è classificato come codice rosso. Numeri che trovano riscontro anche nel Bellunese. Qui, sottolinea Michele Titton, delegato del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi, «una parte significativa dei soccorsi riguarda persone illese ma in difficoltà, a dimostrazione di scelte sbagliate o sottovalutazione dell’ambiente».
Le cause principali confermano un quadro ricorrente: cadute e scivolate (22%), problemi fisici o psicofisici (18%) e perdita di orientamento (11%). Non a caso, l’escursionismo rappresenta oltre il 52% degli interventi, di gran lunga l’attività più coinvolta. A preoccupare è anche il tema della prevenzione: il 96% delle persone soccorse non è assicurato, mentre solo una minima quota dispone di coperture specifiche.
Accanto agli interventi cresce in modo significativo l’impegno sulla formazione: nel 2025 sono stati organizzati 1.614 eventi formativi, con oltre 15.800 presenze complessive. Un lavoro che si traduce anche in termini di tempo: complessivamente il Soccorso alpino ha dedicato oltre 115 mila ore di attività, di cui circa il 25% per gli interventi e il restante 75% per formazione, addestramento e gestione. Per il Soccorso alpino la chiave resta infatti la prevenzione. «È questa la vera arma che può far sì che gli interventi calino», ribadisce ancora Zandegiacomo Sampogna, sottolineando l’importanza di una maggiore consapevolezza nell’approccio alla montagna. Una sfida centrale soprattutto nelle Dolomiti bellunesi, dove l’attrattività del territorio continua a crescere e rende sempre più urgente un approccio informato e responsabile alla frequentazione dell’ambiente montano.





