Giù le mani dalla Consigliera di parità provinciale: lo gridano a gran voce Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno. Nel mirino dei sindacati, il decreto legislativo che, recependo la direttiva europea in materia di trasparenza salariale, mira alla soppressione delle Consigliere di parità regionali e territoriali e all’accentramento delle funzioni a Roma.
«La tutela non è un’opzione facoltativa»
Dai sindacati arriva un chiaro apprezzamento al lavoro svolto in questi anni in provincia con la Consigliera di parità, lavoro che ha portato alla costruzione di una rete che coinvolge non solo i sindacati, ma anche le associazioni di categoria, le imprese, gli enti pubblici, nel contrasto alla violenza, nell’impegno per la parità di genere, nella lotta alle discriminazioni. «La tutela non è un’opzione facoltativa: – spiega Roberta Barbieri, segretaria della Cisl Belluno Treviso – la facoltà lasciata dal decreto agli enti locali di mantenere o meno la figura della Consigliera di parità è un problema enorme. Non si può eliminare o depotenziare un sistema di tutele che funziona molto bene come quello costruito in questi anni».
«A rischio un lavoro trentennale»
Risale al 1991 la prima istituzione della figura della Consigliera di parità, poi codificata ed entrata a “pieno regime” con il Codice delle Pari Opportunità nel 2006: «Parliamo di una figura esistente da decenni e pienamente funzionante, con la quale da tempo lavoriamo e costruiamo insieme progetti per il territorio. – evidenzia la segretaria della UIL Veneto di Belluno, Sonia Bridda – Non si può quindi accentrare tutto il lavoro a Roma, con cinque persone delegate a seguire i casi di tutta la nazione. Bene che ci sia una direttiva che aggiorni gli Stati che non hanno già questa figura, ma non possiamo permetterci di perdere tutto il lavoro fatto in Italia».
«Erosi diritti conquistati. Italia a rischio infrazione»
Tutto nasce infatti dal decreto legislativo che dovrebbe portare al recepimento entro il 7 giugno 2026 della “Direttiva UE 2023/970 volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione”: «Questa direttiva non parla certo di accentramento di funzioni. – segnala per la CGIL Belluno la segretaria generale Denise Casanova – Il rischio per l’Italia, con l’approvazione del decreto in questa formulazione, è l’apertura di una procedura d’infrazione: non si può peggiorare la situazione esistente. Questo recepimento è solo un pretesto per erodere diritti conquistati che fanno la differenza sul territorio, con la beffa del deposito della norma alla vigilia della Giornata internazionale della Donna».
L’appello dei sindacati va quindi al Governo affinché riveda il provvedimento, salvaguardando e rafforzando il ruolo delle Consigliere di parità; allo stesso tempo, Cgil, Cisl e Uil chiedono alla politica locale e ai rappresentanti del territorio – a partire da chi nomina la Consigliera di parità, ossia la Provincia di Belluno che domani (mercoledì 18 marzo) sarà chiamata al rinnovo del presidente – di far sentire la propria voce a difesa di quella che unanimemente hanno definito «un punto di riferimento importante e di prossimità sul territorio, che offre ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela a chi si trova ad affrontare situazioni di ingiustizia o disuguaglianza nel lavoro».




