Ormai manca poco. Tra meno di un mese (la prima campanella suonerà il 13 settembre) migliaia di studenti bellunesi torneranno a scuola. In una situazione ancora molto precaria, a causa della pandemia di coronavirus che non sembra voler mollare la presa.
Ma rispetto all’anno scorso, caratterizzato da capienze ridotte ed estenuante alternanza di lezioni in presenza e a distanza, l’arma in più di questo 2021 sono i vaccini.
Proprio sui più giovani è puntato l’obiettivo del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 1. Si punta a vaccinare quanti più studenti possibile. Finora hanno ricevuto almeno una dose circa la metà dei bellunesi tra 12 e 19 anni. Da circa un mese anche i pediatri di libera scelta possono vaccinare nei loro ambulatori i ragazzi tra 12 e 16 anni.
«Dopo un inizio molto a rilento – spiega il pediatra Gianpaolo Risdonne – con percentuali di adesione sotto il 10%, ora la campagna vaccinale tra i più giovani sta andando bene. Grazie all’impegno dei colleghi che chiamano a casa direttamente i genitori dei loro assistiti, invitandoli in studio per spiegare bene perché vaccinarsi è importante».
Una cosa su tutte. «Se anche vaccinassimo il 100% degli adulti – conclude Risdonne – senza vaccinazioni tra i più giovani il virus continuerebbe a circolare tra loro. A quel punto, come sua natura, muterebbe di continuo, fino a diventare più aggressivo. E’ vero che adesso covid – 19 tra i più giovani fa danni tutto sommato limitati, ma fra sei mesi o un anno, se continuasse a circolare, potrebbe creare molti più problemi».





