La MIG «storia di Longarone Fiere, da rinnovare ma da non cancellare»; un presidio fieristico «che agli eventi deve affiancare un hub di innovazione del territorio»; una riflessione doverosa sulla vendita dei padiglioni al Comune di Longarone «perché prima di cedere un patrimonio va valutata l’assenza di conseguenze negative nel futuro»: serviranno un paio di mesi per il piano industriale di Longarone Fiere Dolomiti, ma il nuovo amministratore unico Maurizio Castro ha già le idee chiare sul futuro dell’ente.
«Montagna, innovazione, elevazione»
I pilastri al centro del Castro-pensiero sono chiari: «Quella di Longarone è una piccola realtà in un territorio periferico, ma ha uno straordinario vigore identitario. Professionalmente, questa sarà una sfida bellissima: dovremo puntare sui tratti distintivi, dolomiticità e specificità della montagna, e sulla necessità di espandere orizzontalmente il presidio della fiera». Ecco quindi il primo punto: gli eventi da soli non sono più sufficienti, al presidio fieristico va affiancato un hub che deve diventare laboratorio di energie e di innovazione del (e per il) territorio.
La vera sfida sarà quella di aumentare significativamente i ricavi, riposizionando verso l’alto il brand Longarone Fiere Dolomiti. Il professor Castro – Direttore Scientifico del Master in Crisis & Change Management del CUOA Business School – parla di lectio facilior e lectio difficilior nell’affrontare le crisi e i risanamenti aziendali, ossia la scelta tra la via apparentemente più facile – il taglio dei costi, la vendita dei beni – e quella più complicata che guarda non all’immediato ma a una ripresa solida nel medio periodo. Da qui nasce ad esempio quella che sembra già una retromarcia nei confronti di un’idea più volte ribadita nel corso dell’ultima gestione, ossia la cessione dei padiglioni al Comune di Longarone; qui la posizione di Castro è solo accennata, ma sembra già dare un’indicazione: «Come manager, dico che la cessione dei patrimoni va sempre valutata attentamente per capire quali sono i vantaggi e rischi futuri di queste azioni. Avremo tempo per valutare se la vendita si rivelerà conveniente o se ci converrà mantenere la proprietà degli immobili».
All’innovazione va poi sempre affiancata la tradizione, che a Longarone si legge MIG; a sei mesi dall’edizione numero 66 della Mostra Internazionale del Gelato, la posizione di Castro è chiara: «Parliamo della storia di Longarone Fiere, e rinunciare alla propria storia non è mai strategicamente convincente. Va quindi mantenuta, certamente rinnovata con un nuovo orizzonte, ma non si può prescindere dalla MIG».
I soci pubblici
A salutare l’ingresso ufficiale di Maurizio Castro in Longarone Fiere, i soci pubblici dell’ente fieristico: il sindaco Roberto Padrin per il Comune di Longarone, il presidente Marco Staunovo Polacco per la Provincia di Belluno, l’assessore Dario Bond per la Regione Veneto e il presidente della Camera di commercio Treviso Belluno|Dolomiti Mario Pozza. Da parte di tutti, il ringraziamento al consiglio d’amministrazione uscente (che, come ha rilevato Padrin, in fase di relazione finale ha anticipato come il bilancio in chiusura al 30 giugno farà registrare un segno positivo, dopo le grandi difficoltà dei mesi scorsi) e grande fiducia nelle capacità manageriali di Castro, oltre alla piena disponibilità a collaborare su proposte e iniziative che abbiano come obiettivo il rilancio della fiera. Un passo in questo senso è stato ad esempio anticipato da Bond che, sottolineando il ruolo di «frontiera fieristica della montagna» di Longarone, ha evidenziato la necessità di aprirsi ai mercati esteri, annunciando il prossimo incontro con Matteo Zoppas, presidente di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.





