Idroelettrico, scontro sul 2029: la Regione tiene la regia, Belluno chiede più potere

Idroelettrico, scontro sul 2029: la Regione tiene la regia, Belluno chiede più potere

La partita delle grandi concessioni idroelettriche si accende. In vista della scadenza del 2029, dalla Regione arriva una linea netta: la governance resterà a Venezia. A dirlo, in un’intervista al Corriere delle Alpi, è l’assessore regionale all’Energia Massimo Bitonci, che esclude una maggioranza della Provincia di Belluno nella futura società pubblica. «La maggioranza sarà della Regione, non certo della Provincia», chiarisce Bitonci, respingendo la proposta avanzata dal Partito Democratico che chiedeva un ruolo dominante per il territorio bellunese nella gestione di un comparto che vale centinaia di milioni di euro all’anno.

Il progetto regionale prevede la creazione di una società “in house” chiamata a gestire le grandi concessioni idroelettriche alla scadenza degli attuali affidamenti. Nei prossimi giorni la Giunta affiderà uno studio per definire tempi, modalità e struttura dell’operazione. Resta aperto il nodo delle quote, ma l’indirizzo politico sembra già definito: la regia sarà regionale, con il coinvolgimento degli enti locali.

E proprio su questo punto si concentra il confronto politico. La provincia di Belluno, che ospita la gran parte degli impianti idroelettrici del Veneto, rivendica un ruolo più incisivo nella governance e nelle ricadute economiche del sistema. Una posizione che viene rilanciata con forza dal movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti, che parla apertamente di «giustizia territoriale». «L’acqua bellunese sia governata dai bellunesi – è la linea del movimento –. La montagna produce gran parte dell’energia ma ne sopporta anche gli impatti e i vincoli: è quindi legittimo che abbia un ruolo determinante nelle scelte».

Il nodo, però, non è solo politico ma anche economico e sociale. Per il BARD, i proventi dell’idroelettrico devono essere reinvestiti prioritariamente nei territori che li generano: infrastrutture, servizi, sostegno alle famiglie, contrasto allo spopolamento e manutenzione ambientale. «Non è più accettabile – sottolinea il movimento – che le risorse prodotte dalla montagna vengano utilizzate altrove mentre i nostri comuni affrontano denatalità, fuga di residenti e carenza di servizi». All’interno del dibattito emerge anche il tema dell’autonomia. Secondo il BARD, per rafforzare il peso politico del territorio sarà necessario accelerare sul ritorno all’elettività della Provincia di Belluno e sull’attuazione di forme più avanzate di autonomia. Strumenti ritenuti fondamentali per garantire una reale capacità decisionale nelle trattative con Regione e Stato. Non manca infine il richiamo alla gestione complessiva della risorsa acqua, sempre più strategica anche alla luce del cambiamento climatico. «Serve una nuova cultura basata su equilibrio e responsabilità – evidenzia il movimento –. La montagna non può essere vista solo come un serbatoio energetico: è un territorio vivo che deve poter decidere del proprio futuro».

Intanto la Regione accelera sull’iter, puntando ad arrivare preparata alla scadenza del 2029, quando si aprirà la nuova fase di assegnazione delle concessioni. Una partita decisiva non solo per l’assetto energetico del Veneto, ma anche per il ruolo che i territori, a partire da Belluno, riusciranno a ritagliarsi nella gestione di una delle loro risorse più strategiche.

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