Una sala convegni gremita all’ospedale di Feltre e una partecipazione che ha coinvolto istituzioni, forze dell’ordine, scuola, sanità, associazioni e cittadini. È il segnale lanciato dall’incontro “Una comunità in dialogo”, promosso dall’Ulss 1 Dolomiti in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Più che un convegno, un momento di confronto aperto alla cittadinanza per ribadire un concetto: la prevenzione del suicidio non può essere affidata solo ai servizi sanitari, ma richiede il coinvolgimento dell’intera comunità. All’iniziativa hanno preso parte il vescovo, il prefetto, il questore, i rappresentanti delle forze dell’ordine, gli amministratori locali, il mondo della scuola, il terzo settore e numerosi professionisti della sanità. Un’adesione corale che ha evidenziato la volontà di costruire una rete concreta di sostegno alle persone più fragili.
Nel corso dell’incontro il direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco, ha sottolineato l’importanza di mettere in comune competenze e responsabilità per trasformare la rete dei servizi in una presenza reale sul territorio, mentre la direttrice della Psichiatria di Feltre, Mariangela Spano, ha ricordato come il suicidio rappresenti un fenomeno complesso che riguarda l’intera società e non soltanto l’ambito della salute mentale. Uno dei temi centrali è stato quello della postvention, ovvero il sostegno alle persone che affrontano il lutto dopo una morte suicidaria. Attraverso le esperienze della Rete di Malachia e del Tavolo per la prevenzione dei suicidi della Provincia di Treviso sono stati affrontati gli effetti psicologici, sociali ed economici che questi eventi possono avere su familiari e comunità. Spazio anche alle strategie regionali per la salute mentale, illustrate dalla direttrice dell’Unità Operativa Salute Mentale della Regione Veneto, Gemma Capano. Tra gli strumenti evidenziati il servizio telefonico InOltre e il lavoro avviato sulle unità madre-bambino per il supporto alle situazioni più delicate.
Particolarmente toccante la proiezione di alcune testimonianze raccolte in un podcast dedicato a persone sopravvissute a un tentativo di suicidio, che hanno raccontato il proprio percorso di sofferenza e rinascita. Un momento che ha favorito un ascolto diretto e privo di stigma. Nel dibattito finale cittadini, operatori e giovani hanno portato l’attenzione su temi come il disagio adolescenziale, l’individuazione precoce dei segnali di allarme e le fragilità legate al periodo post parto. Presente per l’intera giornata anche l’assessore regionale ai Servizi sociali Paola Roma, che ha indicato l’esperienza dell’Ulss 1 Dolomiti come un modello da valorizzare a livello veneto. In particolare è stata evidenziata la scelta dell’azienda sanitaria di inserire formalmente la prevenzione del suicidio e il supporto psicologico all’interno dei Piani di Zona, un percorso che potrebbe diventare un riferimento per gli altri Ambiti territoriali sociali della regione.





