La vertenza Hydro Extrusion di Feltre compie un passo avanti, ma lascia aperti molti interrogativi. Al tavolo convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato comunicato l’accordo preliminare vincolante tra Hydro e il Gruppo Cortese per la cessione del solo ramo d’azienda relativo alla fonderia. Una soluzione che garantisce la continuità occupazionale per 36 dipendenti su 80, oltre alla ricollocazione interna di altri quattro lavoratori, ma che non risolve la situazione della restante parte del personale coinvolto nella crisi.
All’incontro erano presenti l’azienda con i propri consulenti, Confindustria Belluno-Dolomiti, le organizzazioni sindacali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil con le Rsu, la Regione Veneto, la Provincia di Belluno, il Comune di Feltre e un rappresentante del Gruppo Cortese, già attivo nel settore dell’alluminio con stabilimenti a Longarone, Bassano del Grappa e Bolzano.
Il Gruppo Cortese, almeno per ora, non presenterà un piano industriale dedicato al sito feltrino. L’acquisizione si inserisce infatti nelle attività già operative del gruppo, in un contesto segnato da mercati instabili, dazi in aumento e tensioni internazionali. In assenza di una programmazione produttiva di lungo periodo, si profila l’ipotesi di una ristrutturazione con il possibile ricorso alla cassa integrazione straordinaria.
La sindaca di Feltre, Viviana Fusaro, parla di una trattativa «lunga, complessa e in alcuni momenti logorante», segnata da una comunicazione aziendale «non sempre chiara e trasparente». Sottolinea però la compattezza del territorio, che «ha continuato a presidiare la vertenza senza mai arretrare». La presenza del Gruppo Cortese al tavolo è per Fusaro «un elemento positivo, perché significa che esiste una possibilità reale di evitare la completa dismissione dello stabilimento». Ma avverte: «Non è il punto di arrivo, è il punto da cui ripartire per ottenere di più. Salvaguardare la fonderia è importante, ma non ci fermiamo qui. Da qui in avanti lavoreremo perché il progetto industriale possa crescere, coinvolgere altre attività e recuperare ulteriore occupazione. Quanto emerso oggi è una base sulla quale costruire, non una soluzione definitiva».
Sulla stessa linea il presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco, che ribadisce il sostegno ai lavoratori e alle loro rappresentanze, ma anche al potenziale acquirente «nella misura in cui ci sarà la volontà di far crescere il progetto». Per Polacco il valore del sito «va oltre la sola continuità della fonderia»: si tratta di un’area industriale strategica «per dimensioni, infrastrutture, professionalità e storia produttiva». La Provincia, assicura, accompagnerà il confronto «mettendo a disposizione gli strumenti possibili e favorendo ogni condizione utile perché il progetto industriale possa ampliarsi e generare nuova occupazione». L’obiettivo è trasformare questa fase «in una prospettiva solida e duratura per Feltre e per l’intero territorio bellunese».
Critica la Fiom di Belluno, che definisce l’accordo un risultato parziale. «Comprendiamo la necessità di garantire una continuità produttiva, ma questo passaggio non considera la dignità di chi è rimasto fuori dall’intesa», commenta il segretario generale Stefano Bona. «Domani incontreremo i lavoratori in assemblea: spiegheremo quanto deciso, ma saranno loro a stabilire come rispondere. Da parte nostra continueremo a sostenerli, chiedendo al Governo e al Ministero un intervento concreto per rilanciare il sito e alla Regione il massimo supporto per chi rischia l’esubero».
Il prossimo incontro è stato fissato in Regione per il 22 settembre. Sarà il momento decisivo per definire il passaggio dei 36 lavoratori alla nuova azienda, con l’obiettivo di chiudere l’iter entro fine anno. Sul tavolo anche la gestione degli ammortizzatori sociali, dagli incentivi all’esodo agli scivoli pensionistici, e le misure di sostegno per la ricollocazione dei lavoratori esclusi dall’accordo.
(in foto la manifestazione dello scorso 28 luglio)





