Produzione in lieve calo nel Bellunese, ma ordini esteri in crescita. È un quadro a due velocità quello che emerge dall’indagine congiunturale sul primo trimestre 2026 della Camera di Commercio Treviso-Belluno, con il territorio che mostra segnali di difficoltà sul mercato interno compensati dalla spinta internazionale.
Nel dettaglio, la produzione industriale in provincia di Belluno registra una flessione del -1,3% su base annua, mentre crolla la domanda interna con un -3,7%. Di segno opposto invece gli ordini dall’estero, che crescono del +7,3%, sostenuti soprattutto dalle grandi imprese del territorio. A trainare il dato internazionale sono in particolare i grandi gruppi dell’occhialeria e della “filiera del freddo”, capaci di mantenere competitività sui mercati globali grazie a innovazione e alto valore aggiunto. Sono invece le piccole imprese della subfornitura a pagare il prezzo più alto, colpite dalle riorganizzazioni delle catene produttive nel distretto dell’occhialeria. Il risultato è un sistema produttivo locale che si muove con dinamiche divergenti: da un lato le aziende leader riescono a consolidare la presenza internazionale, dall’altro le realtà più piccole soffrono la contrazione delle commesse e la debolezza del mercato domestico.
Nonostante il calo della produzione, aumenta però il portafoglio ordini, con i giorni di lavoro assicurato che salgono a 57,7 contro i 54,2 del trimestre precedente. Un segnale che indica una tenuta complessiva del sistema, spinto dalle esportazioni. Il contesto resta però incerto. A pesare sono soprattutto le tensioni internazionali, a partire dalla crisi in Medio Oriente e dal rincaro delle materie prime, che stanno spingendo le imprese ad accumulare scorte precauzionali e a diversificare i mercati di sbocco. Proprio questa strategia, secondo il presidente della Camera di Commercio Mario Pozza, ha consentito alle aziende di reagire nell’immediato agli shock geopolitici, anche se resta alta l’incognita legata all’inflazione e alla tenuta del potere d’acquisto delle famiglie.
Le previsioni per il secondo trimestre 2026 sono improntate a un cauto ottimismo, ma con un forte attendismo soprattutto sul fronte della domanda interna, dove le prospettive restano fragili.





