Levata di scudi degli ambientalisti: «No alla svendita del Cansiglio, pronti a manifestare»

Levata di scudi degli ambientalisti: «No alla svendita del Cansiglio, pronti a manifestare»

 

«Dopo tre anni di bandi per la vendita, l’ex albergo San Marco, in Pian Cansiglio, è ancora in stato di totale abbandono». La presa di posizione è dell’Ecoistituto del Veneto e Mountain Wilderness, sostenute anche da altre associazioni ambientaliste di Veneto e Friuli. Le quali, comunque, ribadiscono la loro contrarietà alla privatizzazione della struttura: «Il timore è che da un bene demaniale, teoricamente inalienabile, si intenda poi procedere alla messa sul mercato di altre proprietà pubbliche regionali. Vendite dettate non dalla reale necessità di raccogliere risorse economiche o per la difficoltà di gestire i beni, ma per raccogliere consensi. Tuttavia, un bene comune di grandissimo valore naturalistico e storico come il Cansiglio non può diventare merce di scambio politico». 

Gli ambientalisti evidenziano il caso legato all’interesse di «un imprenditore che opera a livello nazionale e internazionale. E si è dichiarato disponibile, con richiesta ufficiale depositata in Regione, a prendere in affitto, quindi senza vendita, il San Marco per poi ristrutturarlo, creando tra i 20 e i 30 posti di lavoro. Se la Regione avesse accettato subito la proposta, anche attraverso bando pubblico, il San Marco sarebbe stato già in funzione da due anni. In caso di vendita, o meglio di svendita, valuteremo se esistono le condizioni per seguire le vie legali, visto che il danno procurato dalla mancata accettazione della proposta risulterebbe rilevante».  

Il momento è delicato: «Dalla Regione – proseguono Giancarlo Gazzola, vicepresidente di Mountain Wilderness, e Michele Boato, direttore dell’Ecoistituto “Alex Langer” – vorremmo la conferma o la smentita che sia stata compilata una lista di beni regionali da cedere o da vendere, non solo in Cansiglio, ma in tutto il Veneto. Lista che comprenderebbe aree di demanio di enorme valore naturalistico. Sarebbe un bel modo per perdere del tutto la possibilità di creare una vera rete di piccole aree protette, economicamente marginali, da gestire per la protezione della biodiversità. Se fosse vero, sarebbe un tentativo di notevole gravità, approfittando della chiusura dell’anno e con i conseguenti numerosi impegni del Consiglio regionale e della distrazione dell’opinione pubblica».

Insomma, “no” secco alle alienazioni: «La risposta dei gruppi ambientalisti sarà molto vivace e determinata. Inizieremmo il nuovo anno con manifestazioni su questo argomento, affinché in tutto il Veneto si sappia che cosa si sta veramente decidendo nel chiuso degli uffici regionali o nelle segreterie dei partiti della maggioranza».

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