Non passa al primo colpo la modifica dello statuto comunale portata nel pomeriggio di ieri in consiglio comunale a Palazzo Rosso: la proposta di “istituzionalizzare” le frazioni, azione che porterà poi all’individuazione del capo-frazione come annunciato in campagna elettorale dal sindaco Oscar De Pellegrin, dovrà quindi attendere.
Per poter essere approvata ieri, infatti, la proposta aveva bisogno del voto favorevole di almeno i due terzi dei consiglieri: da parte delle minoranze, però, tante le perplessità non chiarite né in commissione né dalle risposte ottenute in consiglio. Voto di astensione da gran parte delle opposizioni e giudizio contrario da Francesco Rasera Berna (Insieme per Belluno Bene Comune), Jacopo Massaro (capogruppo di InMovimento) e dal gruppo di Valore Comune.
Il gruppo guidato dall’ex vicesindaca Lucia Olivotto ha scelto la strada dell’astensione, contestando i tempi e l’assenza di risposte e condivisione da parte della maggioranza.
Olivotto ricorda anche come nel 2015 la modifica dello statuto presentata dalla prima amministrazione Massaro – «pesante, una vera rivoluzione che ha introdotto novità importanti, tra le quali gli strumenti di partecipazione attiva della cittadinanza» – venne approvata all’unanimità, «frutto di una condivisione tra tutti i consiglieri, cosa che questa volta è mancata».
Sulla mancanza di risposte si è basato anche il voto contrario dell’ex sindaco e oggi capogruppo di InMovimento Jacopo Massaro: «Inizialmente ero indeciso se votare a favore o astenermi, ma dopo le repliche non ho potuto far altro che bocciare il provvedimento: vengono introdotti nuovi costi, ma non si sa quali e a quanto ammontino; non si capisce come verrà gestito il nuovo assetto; stanno approntando una macchina che però non può portare ai cittadini i benefici previsti. Il mio ruolo è quello di difendere l’interesse della cittadinanza, e questa proposta così come è non va in questa direzione».
Pesanti anche le perplessità del gruppo Valore Comune, espresse dal capogruppo Mirco Costa: «Non sono state stabilite le competenze, la modalità di rapporti con il Comune, i costi dell’operazione e l’articolazione sul territorio. – spiega – Dove sono le risposte alle nostre domande? Come possiamo votare questa riforma dello statuto? Ci sono esempi vicino a noi, cito il caso di Borgo Valbelluna, dove i capifrazione hanno un senso, andando a rilevare quell’identità dei diversi territori e delle municipalità; a Belluno è necessario prima individuare i territori di competenza, e poi valutare il ruolo dei capifrazione che non vorremmo diventassero delle semplici controfigure di consiglieri e assessori, senza alcun efficacia».
Si dice però sereno il primo cittadino: «È un incidente di percorso che avevamo messo in conto: – spiega Oscar De Pellegrin- sapevamo che era necessario ottenere voti anche dalla minoranza per poter approvare questa modifica già al primo passaggio in consiglio comunale. Non è un problema: siamo pronti a ripresentarlo già nel prossimo consiglio di novembre (quando per l’approvazione è invece prevista la maggioranza semplice, NdR). Le minoranze oggi hanno fatto opposizione anche davanti ad un’iniziativa finalizzata a cercare di coinvolgere maggiormente i cittadini e i territori delle frazioni nella vita amministrativa del comune; il nostro obiettivo è ri-aprire le porte di Palazzo Rosso alla città e lo raggiungeremo».





