Belluno Alpina: «Non c’è interesse nazionale per la tutela della montagna»

Belluno Alpina: «Non c’è interesse nazionale per la tutela della montagna»

«C’è una chiara volontà politica nazionale di penalizzare la montagna: dopo la bocciatura della rigenerazione urbana 2, in attesa che le promesse di finanziamento di tutti i progetti diventino realtà, c’è anche la beffa del bando borghi, che sarebbe perfetto per le nostre realtà del comprensorio. E che però è limitato ai comuni con meno di 5mila abitanti. Siamo la periferia della periferia, ma a Roma non interessa: senza risorse e senza servizi, senza un pulmino per i pochi bimbi, senza la messa in sicurezza di strade a dir poco rovinate e pericolose, da qui la gente se ne andrà tutta». Continua la protesta dell’associazione Belluno Alpina e del suo presidente Gimmy Dal Farra contro il Governo centrale.

«In questi anni, abbiamo proposto e portato avanti numerose idee e progettazioni con solide basi anche di gestione, dal museo dello sci al laghetto, dall’indispensabile consorzio forestale alla viabilità di collegamento tra Belluno e Limana dal Nevegal a Valmorel e il valico verso Treviso attraverso Pian delle Femene, fino ai percorsi turistici e alle infrastrutture per la cura e pulizia del bosco. I residenti delle Prealpi sanno cosa serve per mantenere la gente a vivere nel posto e per attrarre visitatori: non sono certo progetti da decine di milioni di euro, ma piccoli interventi fondamentali per contrastare lo spopolamento. Tra competenze e crisi di risorse, non possono certo risolvere tutto i comuni o la Regione, ma se lo Stato propone dei bandi che tagliano fuori queste realtà lo sconforto è grande». 

Dal Farra non ci sta: «Quale è la colpa dei residenti di Ronce, o di Valmorel, o di Sant’Antonio Tortal, o di Quantin, Signa o Stabie? Quella di voler vivere e lavorare nelle Prealpi? Quella di risiedere, nel caso di Belluno, in un comune dove fortunatamente non c’è disagio sociale? Quella di credere alle potenzialità ambientali immense di questo territorio e continuare a mantenere vivo un territorio e a volerlo veder crescere nonostante tutte le norme e le difficoltà? Di non vivere in un comune di confine, e quindi di non poter vedere nemmeno quelle risorse? Non c’è interesse nazionale per la tutela della montagna, questa è la verità».

E conclude: «È necessario che gli esperti che studiano la montagna si confrontino con le famiglie che vivono qui; non abbiamo bisogno di progetti calati dall’alto, ma di idee raccolte tra la popolazione. Poi vanno agevolati i finanziamenti dei progetti sopra i 600 metri di quota: è in questa fascia che i comuni e gli altri enti sono in difficoltà nella gestione del territorio». 

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