Non chiamatela terza ondata. Perché da sei mesi la pressione sulle terapie intensive non è mai venuta meno. Ed ora si sta avvicinando un nuovo picco, previsto per i prossimi giorni. Per il primario dell’Unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione del San Martino di Belluno, Davide Mazzon, è più giusto parlare di «Secondo picco della seconda ondata».
Per dare forma alla sua affermazione, Mazzon ripercorre velocemente quest’anno pandemico. Tra prima e seconda ondata le differenze sono sensibili. «Nella prima, durata dall’11 marzo al 15 maggio dell’anno scorso – spiega Mazzon – trattammo in Terapia intensiva a Belluno 21 pazienti, con un’età media di 75-80 anni, a parte due casi di sessantenni, purtroppo deceduti entrambi. Nella seconda ondata, iniziata il 6 ottobre, siamo arrivati finora a trattarne 91, con un’età media più bassa, tra 70 e 75 anni, e con 26 pazienti sotto i 65 anni».
A livello veneto il picco della seconda ondata si ebbe il 31 dicembre, con 400 pazienti in terapia intensiva. Ora siamo a 285 e si attende il nuovo picco di 300 per il fine settimana. Nel mezzo, nessun drastico calo dei ricoveri. «Se nella prima ondata siamo stati sotto pressione per due mesi – conclude Mazzon – in questa seconda fase lo siamo da sei. Questo fa capire il carico di lavoro che sta investendo le strutture ospedaliere».
Un carico affrontato anche grazie a nuovo personale. «Nel caso della Rianimazione del San Martino – spiega il primario – abbiamo integrato il personale con 13 figure provenienti da altri reparti, che sono state formate per affrontare l’emergenza. Tutti lavorano con grande competenza, professionalità e serenità, nonostante il momento difficile».





