Problemi grandi e grossi. Come i cinghiali. Al momento però il mondo agricolo dovrà pazientare: il piano di controllo dell’ungulato grufolante è fermo, bloccato dal coronavirus, e potrà riprendere solo dopo che sarà rientrata l’emergenza.
Intanto, per campi e pascoli della Valbelluna l’emergenza sono loro, i cinghiali. Ce ne sono talmente tanti che è impossibile anche solo stimarne il numero. Anche perché una scrofa può partorire in condizioni normali 7-8 cuccioli per volta (e fino a due cucciolate l’anno). Il problema è che negli ultimi mesi hanno letteralmente arato la pedemontana della Valbelluna. Tanto che alcune zone sono fortemente compromesse per il pascolo estivo. E addirittura rischia di saltare la straordinaria fioritura dei narcisi a Pian Coltura, dato che i cinghiali hanno sollevato ettari ed ettari di terra, mettendo a nudo e divorando i bulbi dei fiori.
È proprio per questo che la Provincia, insieme al Tavolo Verde con cacciatori e agricoltori, ha varato qualche tempo fa un piano di controllo che prevede l’eradicazione del cinghiale. Solo che al momento il piano deve stare fermo. Come tutte le attività non indifferibili.
«Siamo in attesa di capire cosa succederà dopo il 3 aprile, con il prossimo Dpcm – spiega il consigliere provinciale delegato a caccia e pesca, Franco De Bon -. In questo momento, però, il controllo del cinghiale è sospeso in tutta la regione e non possiamo permetterci di derogare alcune persone dalle restrizioni. Stiamo tutti a casa e riprenderemo la normale attività più avanti. Il problema esiste ed è notevole, come è stato più volte ribadito all’interno del Tavolo Verde. E proprio per questo motivo è stato predisposto un piano di eradicazione del cinghiale, con la collaborazione sempre più stretta tra agricoltura e mondo venatorio. Non appena ci saranno novità sulle restrizioni dopo il 3 aprile, potremmo decidere se riaprire il prelievo oppure no, in intesa con tutte le riserve e anche con il resto del Veneto, in modo da agire con un’azione sinergica».





