All’inizio del 1900, un’importante Via della Seta passava per Sedico: ce lo ricordano i gelsi che si trovano ancora oggi sparsi nel territorio.
Si sa, il baco si nutre delle foglie di questa pianta. E proprio il gelso poteva essere “mestego” o “selvarego”: di proprietà o cresciuto in natura.
Nel 1931 era attivo a Mas di Sedico uno stabilimento chiamato “Bacologico”, nel quale venivano allevati i bachi da seta di pura razza e si selezionavano i semi.
Tradizionalmente, verso metà giugno e in concomitanza con la festa di Sant’Antonio, i bachi diventati adulti cominciavano a filare, chiudendosi nel bozzolo.
Questa attività del baco durava fino a dieci giorni. E i bozzoli si selezionavano in base al peso: le farfalle femmine erano più pesanti, i maschi “farfalin” più piccini. Le femmine deponevano le uova, da cui il bachificio ricavava i semi: erano semi molto ricercati. Questi venivano venduti poi ad altri bachifici per la produzione intensiva di bachi e non solo: da Sospirolo a Santa Giustina, passando per Belluno e Cesiomaggiore. E anche fuori provincia.
Il grande bachificio del Mas, purtroppo, non venne risparmiato dalla crisi economica degli anni Trenta. E così pure l’indotto: i contadini che coltivavano i gelsi e gli operai della zona furono costretti a trovare un’altra attività o emigrare.





