L’allarme è dei giorni scorsi, e parte dalle case di riposo: l’esodo degli infermieri verso le strutture ospedaliere rischia di paralizzare il settore dell’assistenza agli anziani.
Un timore ventilato da tempo ma che ormai sta diventando realtà. Ne sa qualcosa la rsa di Limana, dove la riduzione di servizi e il taglio di posti letto è uno spettro ormai molto reale.
«E’ a rischio cancellazione il servizio infermieristico notturno – spiega il vicesindaco di Limana Edi Fontana – a causa della carenza di personale, per poter rispettare nel corso della giornata gli standard minimi richiesti dalla L.R. 22/2002». E visto che il problema è generalizzato, Fontana (nella veste di componente del tavolo sulla residenzialità del Piano di zona dell’Ulss 1) chiede a gran voce che si trovi una soluzione. «Ormai da tempo le case di soggiorno per anziani – spiega – si sono trasformate da strutture di carattere sociale a strutture di carattere sanitario. Quindi, se sono diventate dei reparti di lungo degenza, va rivista a livello regionale la definizione e di conseguenza trasferite tutte quelle risorse economiche e di personale necessarie per far fronte agli aspetti sanitari».
Il punto del contendere è la decisione, da parte della direzione generale dell’Ulss 1, di coprire le posizioni vacanti in organico attraverso l’assunzione di tutti e 103 i candidati in graduatoria. «Una decisione assolutamente legittima – precisa Fontana – presa però senza alcun preavviso nei confronti delle strutture socio-sanitarie del territorio, che sono il principale bacino di provenienza dei professionisti in oggetto».
Già perché trovare sostituti non è facile. Continua Fontana: «Pur riconoscendo all’Ulss 1 Dolomiti la disponibilità a mantenere alcuni di questi professionisti temporaneamente presso le strutture di provenienza (previa la volontarietà del dipendente e comunque con la necessità di rispettare l’ordine di graduatoria), si tratta di palliativi validi solo per brevi periodi. E’ risaputo quanto sia praticamente impossibile trovare sostituti già formati nel territorio o comunque disponibili a trasferirsi da altre regioni. La situazione è quindi drammatica, e stiamo vedendo gli effetti di una programmazione formativa sbagliata in cui non si è tenuto conto delle esigenze dei territori».
E quindi? «Nel breve periodo credo che l’unica possibile soluzione sia quella prospettata dai direttori e dagli Amministratori delle strutture residenziali, ovvero l’assunzione di tutti gli infermieri da parte dell’Ulss per poi distribuirli sul territorio dove più servano. Tra l’altro questo significherebbe riconoscere che le case di soggiorno per Anziani sono ora diventate centri sanitari e non solo più sociali».





