Il progetto è grandioso e avveniristico. Potrebbe comparire tranquillamente in un libro di fantascienza di Asimov. Del resto anche il costo previsto è da romanzo: 75 milioni di euro. Tanto dovrebbe costare il canale scolmatore del lago di Santa Croce che è tornato prepotentemente alla ribalta tra le idee progettuali della Regione Veneto. Una cifra inaffrontabile? Sì, a meno che non si inserisca l’idea nel Piano Ripresa e Resilienza, quello cioè pagato con il “Recovery fund”. Ed è proprio quello che ha intenzione di fare l’amministrazione Zaia. Difatti, il progetto pare essere stato messo nero su bianco. E inserito nel programma che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation Eu (lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid).
L’IDEA
Il progetto parte da una necessità, quella di scaricare acqua da Santa Croce, anche per utilizzare più a lungo il lago come risorsa turistica. Il problema, secondo quanto individuato dalla Regione, sarebbe quello dei possibili allagamenti nella zona industriale di Alpago, provocati dalle acque di piena.
L’idea viene subito dopo. Perché non scaricare l’acqua in eccesso sul Piave? C’è solo di mezzo il Visentin, dopotutto. Ma basta superarlo con una galleria e alla giusta pendenza si arriva tranquillamente in Sinistra Piave, tra Trichiana, Mel e Lentiai. Insomma, una ventina di chilometri di canale scolmatore in cui far scorrere l’eccesso del lago. Tutto sotto la dorsale del Visentin. Con l’obiettivo di evitare allagamenti in Alpago e sfruttare in modo migliore i livelli d’acqua di Santa Croce. Le difficoltà operative potrebbero essere dettate dai fenomeni di carsismo presenti in Visentin.
Tempi? Nelle intenzioni della Regione l’opera potrebbe essere realizzata entro la fine del 2026, con progettazione immediata già la prossima estate. Costo? 75 milioni di euro, paga il “Recovery”. L’importante è che funzioni.





