Tutela dei diritti del malato: l’associazione è a rischio chiusura, serve nuova linfa

Tutela dei diritti del malato: l’associazione è a rischio chiusura, serve nuova linfa

È nata nel 2001. Ha raggiunto brillanti traguardi in campo sociale e sanitario. E si è sempre distinta per il supporto concreto alla persona: dalle pratiche burocratiche (come la presentazione di una domanda di esenzione da ticket o il cambio del medico di famiglia) a questioni più complesse e delicate, come l’assistenza nel caso di danni subiti per errore medico o di diritti violati. Il riferimento è all’associazione bellunese per la Tutela dei diritti del malato. Una realtà meritevole, anche perché di stampo volontaristico. Eppure, entro fine anno, potrebbe chiudere i battenti. Il motivo? Manca il cosiddetto ricambio generazionale. E c’è il rischio che i numerosi servizi offerti non possano più essere portati avanti. 

MANCA UN COORDINATORE

In particolare, è necessario un nuovo coordinatore dei progetti. Da qui, l’appello a giovani e meno giovani. E la presa di posizione della presidente Bice Gallo Menegus: «Svolgiamo un servizio gratuito di consulenza medico-legale, tramite un coordinatore, che a sua volta si avvale di una rete di medici legali, consulenti e avvocati. In più, cerchiamo di assicurare l’assistenza in tutti quei casi che richiedono un’analisi dei fatti. E possono aver procurato danno fisico ed esistenziale al paziente: sia nell’ambito di strutture pubbliche, sia private. Inoltre, promuoviamo consulenze per questioni di ticket, rimborsi e spese mediche, pratiche di riconoscimento di invalidità civile». Entrando nello specifico, a chi accetterà di assumere l’incarico di coordinatore, sarà garantito un anno di affiancamento. La nuova figura dovrà essere «determinata e obiettiva, consapevole di non poter creare nel paziente false illusioni; talvolta, infatti, le richieste possono essere infondate, eccessivamente pretenziose o non sostenibili dal punto di vista giuridico. E questo sarà messo in luce con sincerità e discrezione».

I CASI 

«In media – spiega Scipione Frizzi, componente del direttivo in qualità di coordinatore – per quanto riguarda l’assistenza per danni subiti, vi sono circa cinque casi all’anno che richiedono un lungo tempo di studio della documentazione. Casi da sottoporre poi al consulente medico legale. A quel punto, d’accordo con la famiglia dell’interessato, si deciderà se proseguire o meno nel contenzioso tramite avvocato. Molte storie sono andate a buon fine. Basti pensare a due pazienti che hanno subìto danni, in seguito a interventi per la cura di ernia al disco: il primo in struttura pubblica, il secondo in struttura privata. Ebbene, hanno ottenuto risarcimenti pari a 500mila euro e 150mila euro». 

CANDIDATI

Eventuali candidati, o persone desiderose di conoscere più da vicino l’associazione, possono rivolgersi al Comitato d’Intesa-Csv di Belluno (0437-950374, info@csvbelluno.it) o direttamente all’associazione alla mail charlygrimpeur@gmail.co

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