Alla fine sarà lo spartiacque più grande. La guerra rischia di fare più danni del Covid al settore del turismo, perché si porta dietro una scia di aumento dei costi e di grande incertezza. Come andrà il business delle vacanze? Lo scopriremo solo vivendo, direbbe Lucio Battisti. Quel che è certo, al momento, è che senza la crisi ucraina, il 2022 poteva essere un’ottima annata per il turismo. Lo dicono i dati di gennaio (ufficio statistica Regione Veneto), molto vicini al 2020 (i primi due mesi dell’anno non erano stati ancora sotto effetto Covid) e praticamente in linea con il 2019.
Quest’anno, nel primo mese 2022, Cortina ha totalizzato 20.716 arrivi e 81.468 presenze. Il triplo rispetto a un anno prima (quando le presenze erano arrivate a 27.138, e gli arrivi appena a 3.506). Numeri simili per tutte le altre località sciistiche dolomitiche, che a cavallo tra 2020 e 2021 hanno dovuto affrontare l’inverno senza sci, il più buio degli ultimi anni, quello che ha messo a rischio la sopravvivenza di tante attività economiche e ricettive. Dodici mesi dopo, però, è tornato lo sci e sono tornati i turisti: Auronzo aveva appena 349 arrivi e 2.038 presenze nel gennaio 2021; sono tornati a 4.127 gli arrivi nel 2022 e a 15.790 le presenze. Falcade che era rimasta a 930 arrivi e 3.616 presenze nel 2021, è tornata a 6.129 arrivi e 25.164 presenze. Eclatante il caso di Livinallongo, dove il turismo invernale è solo alberghiero e sciistico: 23 arrivi e 261 presenze nel gennaio 2021, 9.239 arrivi e 49.662 pernotti nel 2022. In linea anche Rocca Pietore (235 arrivi e 737 presenze un anno fa, 4.280 arrivi e 24.383 presenze quest’anno), Selva di Cadore (2.342 arrivi contro 203; 10.084 presenze contro 847) e Val di Zoldo (4.545 arrivi contro 605; 21.458 presenze contro 2.717).
I dati sono inequivocabili: lo sci fa la differenza sul turismo delle terre alte. E lo si vede in confronto alle due “città d’arte”: a Belluno le presenze del gennaio 2021 erano state 6.669, quest’anno invece sono state 6.957; e a Feltre il dato 2022 è addirittura inferiore al gennaio di un anno fa (2.291 contro 3.002).
Gli sciatori e il popolo degli appassionati degli sport bianchi sono tornati e hanno fatto segnare un’ottima ripresa alle località bellunesi. I numeri sono vicini a quelli di gennaio 2020, il mese prima dell’arrivo della pandemia Covid che aveva costituito un record recente per numero di presenze. A Cortina la differenza è di poco più di 20mila presenze, in Val di Zoldo di appena 5mila, mentre a San Vito le cifre sono migliori quest’anno rispetto al 2020.
Senza la guerra, i numeri sarebbero stati arrotondati tra febbraio e marzo, mesi solitamente buoni per gli sciatori dell’est Europa, russi, polacchi e cechi soprattutto. Il conflitto però apre squarci di dubbi anche sull’estate. Intanto alberghi e attività ricettive devono fare i conti con spese energetiche lievitate e carenza di manodopera. Difficile godersi i dati positivi dell’inverno in questo scenario.





