Belluno come Treviso. Come Venezia e Padova. Come la Lombardia. Come il resto d’Italia. La cosiddetta “zona arancione” (se si vuole chiamarla rossa, poco cambia) si allarga all’intero Paese. Quindi, misure straordinarie fino al 3 aprile (al momento). Spostamenti da ridurre al minimo, ma possibili per comprovati motivi di lavoro, di salute o di necessità (come fare la spesa, ad esempio). Attività didattiche sospese e studenti a casa. E tutto il resto già previsto dall’ultimo Dpcm per Lombardia e le altre 14 province. Il vaccino per il coronavirus non c’è ancora. Stare in casa, però, è il primo antidoto valido contro il contagio.
«Ben venga questa misura del Governo, che ho sempre auspicato in tempi non sospetti. Ilcriterio di lotta a un virus sarebbe insostenibile con restrizioni a macchia di leopardo, coma fatto finora». Lo ha detto pochi minuti fa il governatore del Veneto Luca Zaia, commentando i nuovi provvedimenti validi in tutt’Italia. «I virus non conoscono confini territoriali e abbiamo l’obbligo di difendere la salute dei cittadini».
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