Vincenzo Pastore è un padre giustamente orgoglioso. Perché suo figlio, di 5 anni, è la dimostrazione vivente di come l’autismo non rappresenti una barriera insormontabile. Al contrario, quella barriera si può superare. O addirittura travolgere: grazie alla forza del sorriso, degli abbracci e dell’entusiasmo di un bambino solare. Ma anche grazie all’aiuto spontaneo, naturale e sincero della collettività.
«Uscire per il centro – spiega il signor Pastore – non è mai stato facile. La routine di nostro figlio era sempre un enorme problema. E le sue lunghe attese venivano colmate da grida e gesti di autolesionismo. Inutile dire che, al solo pensiero di superare la soglia di casa, anche noi genitori eravamo sommersi dall’ansia e dalle preoccupazioni».
Ma le cose cambiano: «Grazie alle sue terapiste e a una donna a cui manca solo il mantello per essere definita Super mamma, tutto inizia ad andare per il verso giusto. Nostro figlio, il sabato mattina, esce con la madre per fare la spesa e poi non manca una passeggiata per il centro di Belluno. È proprio qui che le cose diventano belle. Belle come lo staff di un supermercato che, nonostante la giornata frenetica e i ritmi lavorativi del sabato mattina, non esita a chiamarlo per nome, a passargli i prodotti dal bancone della salumeria, a farlo passare alla cassa e chiedere a lui stesso di pagare il conto».
Belli come Francesca e Sandra del panificio: «Entrambi gli porgono la busta del pane, lo chiamano per nome e lo salutano. Belli come tutti quelli che lo conoscono e che per salutarlo si abbassano, così da poter incrociare il suo sguardo».
Insomma, c’è una nuova luce nella famiglia Pastore: «Le uscite che prima vedevamo come un momento di angoscia e timore, si sono tramutate in momenti di gioia. Adesso, quando rientriamo a casa c’è sempre la novità da condividere tra mamma, papà e Ilaria, la sua educatrice professionale. Momenti che qualche tempo fa non riuscivano a emergere. Ringraziamo coloro che stanno dando vita a questo grandissimo cambiamento: dalle terapiste, ai negozianti, ai vicini di casa. Tutti. Grazie a loro scompare la disabilità. E compare una parola splendida: inclusione».





