Il Veneto continua a fare i conti con un bilancio pesante sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra gennaio e luglio 2026 le vittime complessive sono state 66, tre in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un aumento del 4,8%. La regione resta in “zona arancione” nella mappatura elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, risultando tra le realtà italiane con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale. E secondo l’analisi dell’osservatorio, Belluno è una delle tre province venete finite in zona rossa insieme a Padova e Treviso. L’indice di incidenza degli infortuni mortali ha raggiunto quota 22,7 decessi ogni milione di occupati, ben al di sopra della media nazionale che si attesta a 17,8. Un peggioramento netto rispetto al 2025, quando l’indice provinciale era pari a 11,1.
I numeri assoluti confermano la tendenza. Nel Bellunese le vittime complessive sono passate da una a cinque nel confronto con i primi sette mesi dello scorso anno, registrando l’incremento percentuale più elevato del Veneto (+400%). Considerando i soli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa, e quindi escludendo quelli in itinere, i decessi sono raddoppiati, passando da uno a due.
Nonostante i dati sulla mortalità, Belluno resta la provincia veneta con il minor numero di denunce di infortunio: nei primi sette mesi del 2026 ne sono state registrate 1.747, contro le oltre 8 mila di Verona, Padova e Vicenza. Un elemento che rende ancora più significativo il dato sull’incidenza, che rapporta le vittime al numero di lavoratori occupati e consente di confrontare territori con dimensioni molto diverse.
A livello regionale, le morti sul lavoro avvenute durante l’attività lavorativa sono state 44, mentre altre 22 si sono verificate durante il tragitto casa-lavoro. Oltre un terzo delle vittime, 24 su 66, era di origine straniera. Le attività manifatturiere si confermano il settore più colpito per numero di denunce di infortunio, seguite da costruzioni, commercio, trasporto e magazzinaggio e sanità. «I primi sette mesi del 2026 fotografano una realtà ancora critica», osserva il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, secondo il quale l’aumento dei decessi e delle denunce di infortunio impone un rafforzamento delle misure di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.





