Sul Civetta, tra il 22 e il 23 luglio, è andato in scena l’ultimo capitolo di una storia che parte da lontano. Alessandro Baù e Nicola Tondini hanno completato la prima salita in libera di “Pilastro Renato”, 670 metri, difficoltà fino al IX+, 17 tiri: una via aperta dal basso e senza spit tra le estati 2024 e 2025, dedicata alla memoria di Renato De Zordo, storico gestore del Rifugio Coldai. Una linea severa, elegante, che i due alpinisti avevano già aperto integralmente nel 2025, ma che mancava ancora della rotpunkt completa: ogni tiro salito in libera da entrambi, in stile “team free”.
Il ritorno in parete, nell’estate 2026, non è stato un semplice ripasso. È stato il momento della verità. Alle prime luci del 22 luglio Baù e Tondini hanno lasciato il Rifugio Tissi immersi in un’aria gelida, perfetta per garantire aderenza sulla grande muraglia Nord-Ovest del Civetta. I primi sette tiri scorrono senza intoppi, poi la via cambia tono: dall’ottavo tiro una fessura di VIII- da proteggere interamente a friend introduce la parte più tecnica. Il nono, un muro giallo di IX+ con run-out aerei, è uno dei passaggi simbolo dell’intera linea. Tondini lo supera da primo al primo tentativo, Baù lo segue da secondo. Sul decimo, VIII+, un volo del veronese viene archiviato al secondo giro.
L’undicesimo tiro, IX, passa nelle mani di Baù: un diedro seguito da quindici metri di fessura su roccia compatta, salito al primo colpo da entrambi. Prima che la luce calasse, Baù studia la prima parte del dodicesimo tiro, uno dei due crux della via, IX+, che in apertura aveva richiesto anche l’artificiale. La notte scorre in portaledge, sospesi sulla parete. Il 23 luglio, con quattro gradi in parete, arriva il momento decisivo. Tondini parte per una ricognizione e invece chiude il tiro al primo tentativo. È il segnale: smontano il portaledge, tocca a Baù. L’obiettivo è chiaro, stringersi la mano in cima sapendo di aver salito entrambi da primi quel passaggio chiave. Un appiglio si rompe sul crux, Baù vola, si ferma, riparte. Al secondo giro firma la libera. Da lì alla cima, gli ultimi quattro tiri scorrono al primo tentativo.
La storia di “Pilastro Renato” non nasce nel 2024, ma nel 2009. Allora Baù e Tondini avevano già sognato una via sulla Nord-Ovest del Civetta, ma la sezione individuata sembrava impossibile senza spit. Ripiegano su Punta Tissi, dove nascerà “Colonne d’Ercole”. L’idea resta sospesa per anni, fino a un pomeriggio del 2023, quando una luce radente rivela a Tondini la linea che avevano immaginato quattordici anni prima. Baù la condivide, ma il progetto resta in un cassetto fino all’estate successiva.
Nel luglio 2024 parte l’apertura dal basso, senza spit. Superano otto tiri, aprono il nono alternandosi, poi il decimo e l’undicesimo. Le protezioni sono precarie, le energie finite: devono fermarsi. Nel 2025 tornano con Alessandro Beber, aprono rapidamente fino all’undicesimo tiro e affrontano il dodicesimo, scegliendo una linea più a destra. Tondini apre la prima parte, Baù chiude il tiro dopo un volo di dieci metri, ricorrendo anche a tre metri di artificiale. Un temporale li blocca, ma a fine luglio Baù e Tondini tornano ancora dal basso e aprono gli ultimi cinque tiri fino alla cima. Durante la discesa arriva la notizia della scomparsa di Renato De Zordo, custode del Coldai per 45 anni. La dedica è immediata, naturale.
Con la libera integrale del 2026, il cerchio si chiude. “Pilastro Renato” non è solo una via nuova sul Civetta: è un progetto che ha attraversato quasi due decenni, un sogno rimasto sospeso e poi realizzato metro dopo metro, senza spit, con una visione chiara e una dedizione rara. Baù e Tondini, entrambi del gruppo XMountain, firmano così una delle salite più significative degli ultimi anni sulle Dolomiti, nel nome di chi quelle montagne le ha custodite per una vita.
(photocredits: Alex Faedda)





