Panchine che diventano incontri: così Belluno prova a ricucire i suoi quartieri

Panchine che diventano incontri: così Belluno prova a ricucire i suoi quartieri

A volte basta poco per cambiare il modo in cui si vive una città. Una panchina, per esempio. Un oggetto semplice, quasi invisibile, che però può trasformarsi in un invito a fermarsi, parlarsi, riconoscersi. Da questa idea nasce il progetto “Panchine sociali”, con cui il Comune di Belluno ha iniziato a disseminare nuove sedute e fioriere nei quartieri e nelle frazioni, puntando su un arredo urbano capace di generare relazioni.

«La qualità della vita si misura anche dalla capacità degli spazi di far incontrare le persone», ricorda il sindaco Oscar De Pellegrin. Un concetto che sembra banale, ma che tocca la quotidianità di chi vive la città: avere un posto dove sedersi, aspettare qualcuno, scambiare due parole, sentirsi parte di una comunità.

Le nuove panchine sono già comparse in diversi punti del territorio: due a Levego, due a Faverga, due a Cirvoi, altre a Bes, Sois e Cusighe, sotto Porta Dojona e nell’area della pista da skate. Altre arriveranno nelle prossime settimane, completando una mappa di micro‑spazi di socialità pensati per essere vissuti, non solo guardati.

Dietro l’iniziativa c’è anche una storia personale. L’assessore al Sociale e alle Frazioni, Marco Dal Pont, ricorda l’amico Giampaolo Bortot, “Giampo”, con cui aveva condiviso l’idea che anche interventi minimi potessero migliorare la vita delle frazioni. «Una panchina può diventare un punto in cui fermarsi e vivere di più il luogo in cui si abita», sottolinea Dal Pont. Non solo arredo, quindi, ma piccoli presìdi di comunità: utili per chi passeggia, per gli anziani, per le famiglie, per chi cerca un attimo di pausa all’aperto.

La prima fase del progetto è partita dai ragazzi. Le “Panchine sociali” si sono intrecciate con la Belluno Youth Map, la mappa dei luoghi vissuti dai giovani realizzata nell’ambito di un progetto dell’Università di Padova guidato dalla professoressa Sara Serbati.

Un gruppo eterogeneo di ragazzi – Tommaso Frescura, Marianna Cassol, Alessio Buzzo, Alex Simiele, Pietro Ferro Milone, Aaron Savasta, Rocco Fontana, Federico Agnoli, Martin Kuehl e Luca Vigne – ha indicato gli spazi che, secondo la loro esperienza, avevano davvero bisogno di una seduta. Alcuni di loro hanno partecipato anche ai sopralluoghi con gli assessori Dal Pont e Roberta Olivotto.

Da quel confronto sono nate le prime installazioni: lungo il collegamento ciclopedonale tra via Brigata Marche e via Concetto Marchesi, nella zona dell’ospedale, e in piazzale Angelina Zampieri, davanti all’Urban Hub.

«È stato importante partire dai luoghi che frequentiamo davvero», racconta Marianna Cassol. «Vedere poi le panchine collocate nei punti scelti insieme è la parte più concreta: significa che il contributo dei giovani può diventare qualcosa che rimane e che serve a tutta la città».

Per l’assessora Olivotto è un segnale chiaro: «I giovani non devono essere solo destinatari delle politiche, ma parte della costruzione delle scelte. Qui hanno indicato dove una panchina poteva rendere più accoglienti spazi che già sono punti di incontro. È lo stesso approccio che avevamo adottato per lo skate park».

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