La Cgil di Belluno proclama per domenica 9 marzo, in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, otto ore di sciopero o l’astensione per l’intero turno di lavoro. Una mobilitazione che coinvolgerà il comparto scuola con la Flc Cgil, il settore commercio con la Filcams e, più in generale, tutti i settori del pubblico e del privato, ad esclusione dei trasporti, aderendo in questi casi allo sciopero indetto dai sindacati autonomi.
Alla base della protesta, spiega la segretaria generale della Camera del lavoro di Belluno Denise Casanova, c’è la convinzione che «i fatti dicano che i diritti delle donne stanno arretrando nel nostro Paese». Tre i temi principali indicati dal sindacato.
Il primo riguarda i congedi parentali. La Cgil contesta il mancato via libera alla proposta – già prevista dal Family Act ma mai attuata – di introdurre un congedo parentale obbligatorio di cinque mesi per gli uomini, retribuito al 100% come per le donne. Una misura che, secondo il sindacato, avrebbe contribuito a ridurre le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro. «È stato detto che mancano le coperture economiche – osserva Casanova – ma così si conferma che per le donne le risorse non si trovano».
Il secondo fronte è quello della parità salariale. La Cgil esprime perplessità sullo schema di decreto legislativo approvato in Consiglio dei ministri per recepire la Direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza delle retribuzioni. Secondo il sindacato, il testo in discussione in Parlamento non garantirebbe un’applicazione piena degli strumenti previsti dalla normativa europea, lasciando fuori voci retributive come superminimi e straordinari e non includendo ampie categorie di lavori a prevalente occupazione femminile.
Infine, la mobilitazione richiama il dibattito sul disegno di legge in materia di violenza sessuale. La Cgil critica l’impostazione del testo adottato come base, ritenendolo diverso da quello approvato all’unanimità alla Camera, perché incentrato sul concetto di dissenso anziché su quello di consenso libero, come indicato dalla Convenzione di Istanbul. Per il sindacato, questa impostazione rischierebbe di rendere più complesso il riconoscimento della violenza, soprattutto nei casi in cui la vittima si trovi in condizioni di shock o paralisi emotiva.
«Protestare, manifestare e scioperare sono ancora nostri diritti», conclude Casanova, invitando lavoratrici e lavoratori ad aderire alla giornata di mobilitazione.





