«Questa è l’attenzione che Roma riserva alla montagna. Per una volta che finalmente venivano previsti fondi anche per le zone periferiche e non solo per i centri storici, ecco che la possibilità di realizzare investimenti fondamentali per le Prealpi salta. Siamo delusi e arrabbiati». A parlare è l’associazione Belluno Alpina, che accoglie con sconforto la notizia del mancato finanziamento dei progetti di rigenerazione urbana proposti dal Comune di Belluno, tra i quali figuravano anche azioni per il Nevegal («Soldi solo al Sud». E la rigenerazione urbana rimane ferma al palo).
«Si sarebbe potenziata la rete sentieristica e soprattutto avrebbe potuto finalmente vedere la luce il lago multifunzione, utilissimo per la Protezione Civile e per il sostegno alle attività sportive invernali» dice Gimmi Dal Farra, presidente di Belluno Alpina. «Invece, si sono investiti i fondi verso altre realtà: è vero che a Belluno non c’è alto degrado sociale – questo il criterio utilizzato per la graduatoria del bando periferie – ma perché non si è tenuto conto del fattore montano, dove opere e servizi costano molto di più e dove le alternative agli investimenti sono spopolamento e abbandono?».
Belluno Alpina, che da anni segue da vicino la situazione di Nevegal, Ronce, Tassei e Valdart, punta il dito a Roma: «Se non c’è la volontà politica di sostenere realmente la montagna, anzi la si taglia fuori da questi contributi, c’è poco da fare; ci preoccupa ancora di più il fatto che tutto questo avvenga mentre abbiamo al Governo due ministri bellunesi e quattro parlamentari tra Camera e Senato: già ora otteniamo poco, cosa accadrà tra due anni quando, con il rinnovo delle cariche e la nuova legge elettorale, saremo fortunati se potremo contare su un solo rappresentante? La delusione è tanta – conclude Gimmi Dal Farra -. Ma noi proviamo ad andare avanti e siamo pronti, non appena la situazione Covid ce lo permetterà, a organizzare una nuova tre giorni in Nevegal come già fatto in passato per fare luce sullo stato di salute e sulle necessità urgenti delle Prealpi».





