Dopo la recente decisione degli stati membri dell’Unione europea di abbassare lo status di protezione del lupo, la modifica è stata formalmente ratificata ieri (3 dicembre) dal Comitato permanente della Convenzione di Berna. Con questa nuova deliberazione, il lupo non sarà più considerato una specie “strettamente protetta”, ma sarà classificato come una specie “protetta” ai sensi della Convenzione, che regola la tutela delle specie di piante e animali selvatici.
«Seppur sembri una modifica di portata limitata, in realtà questa rappresenta un’opportunità concreta per adottare una gestione più equilibrata e mirata del lupo nelle aree con popolazioni stabili», commenta l’europarlamentare Herbert Dorfmann. «Il lupo continuerà a essere protetto, ma la nuova classificazione permetterà di tenere conto anche delle esigenze delle malghe e dell’allevamento al pascolo».
Dorfmann è da tempo uno dei principali promotori a Bruxelles di una gestione al passo coi tempi dei grandi carnivori in Europa, in particolare per quanto riguarda la regione alpina. Dopo anni di sensibilizzazione e dibattiti, alcune settimane fa il Consiglio europeo ha raggiunto una posizione comune, che ora ha trovato una nuova conferma in seno al Comitato permanente della Convenzione di Berna. «Grazie alla posizione compatta dell’Unione europea, siamo riusciti a ottenere la maggioranza qualificata di due terzi nel Comitato, necessaria per ridurre lo status di protezione del lupo», spiega Dorfmann.
Tuttavia, questa decisione non segna la conclusione del processo. «È un passo importante nella giusta direzione, ma le azioni successive dovranno essere tempestive e concrete», avverte l’europarlamentare. La modifica dello status di protezione dovrà infatti essere attuata anche nell’ambito della Direttiva Habitat dell’Ue. «Solo quando questa modifica sarà formalmente recepita, la protezione del lupo nell’Unione europea cambierà davvero in modo significativo», sottolinea Dorfmann.
L’europarlamentare dichiara che proseguirà il suo lavoro per garantire che le decisioni necessarie siano adottate con la massima celerità. «Il nostro obiettivo è proseguire con coerenza e rapidità lungo questa strada, affinché si possa finalmente avviare una gestione efficiente e pragmatica del lupo in tutta l’Ue, in grado di tutelare al contempo l’alpeggio e l’allevamento al pascolo».
IL SENATORE
«L’approvazione della proposta di declassamento dello status di protezione del lupo è un nuovo, positivo segnale verso il mondo dell’agricoltura e in particolare dell’allevamento. Non è però finita qua: è necessario che il Parlamento Europeo acceleri in modo significativo sulla questione, aggiornando le proprie normative, e Fratelli d’Italia – che ha portato la nostra nazione a farsi finalmente valere e sentire a livello continentale – sarà in prima linea affinché in Europa si agisca al più presto in questo senso» afferma il senatore Luca De Carlo, presidente della IX Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare. «Secondo Ispra, l’Italia ospita il maggior numero di lupi in Europa e il loro numero è in costante aumento da oltre 50 anni, proprio a causa delle maglie troppo strette della Convenzione di Berna e delle direttive europee. Fondamentale ricordare, come ha già fatto anche il Ministro Francesco Lollobrigida, come questa presenza rappresenti non solo una piaga per gli allevamenti, ma anche un pericolo per la sicurezza delle persone e degli animali. In Italia le regole sulla gestione del lupo sono chiare e prevedono già possibilità di intervento, con l’ok dei ministeri e dietro parere dell’Ispra; questa novità certamente consentirà di alleggerire questi passaggi, ma non dimentichiamo come già l’emendamento al DL Montagna approvato nelle scorse settimane ha rafforzato il ruolo delle regioni in questa partita nella realizzazione di censimenti, stime e rilievo dei danni. Gestire il lupo quindi si può, e il risultato di oggi – che supera anni di politiche pseudo-ambientaliste – sicuramente renderà questi passaggi più semplici».
LA PROVINCIA
«Oggi poniamo un primo mattoncino nella costruzione di una nuova visione dell’agricoltura e della zootecnia di montagna. Perché la gestione o meno del lupo ha come conseguenza diretta la possibilità o meno di mandare avanti un’azienda, una malga, un allevamento…» dice la vice presidente della Provincia di Belluno Silvia Calligaro (delegata all’agricoltura). «Non si tratta di aprire la caccia al lupo, come invece vorrebbe rappresentare qualcuno. Si tratta invece di governare e gestire un fenomeno – quello della presenza del grande carnivoro – che oggi è tornato in pianta stabile sul territorio e quindi va tutelato sì, ma al pari delle pecore, delle capre e delle vacche predate a centinaia negli ultimi anni; quindi al pari delle aziende agricole che altrimenti rischiano davvero di essere “specie in via d’estinzione” nelle terre alte. Si tratta di ragionare all’interno di quel quadro già definito dal nuovo Ddl montagna, che prevede di definire un tasso massimo di prelievi di lupi tale da non pregiudicare il mantenimento di uno stato soddisfacente di conservazione. Il declassamento è solo un primo passo: ora è necessario che il Parlamento europeo acceleri così da aggiornare le normative comunitarie e dare ai Paesi membri strumenti in grado di far convivere lupo e attività agricole. Attività agricole che in montagna – come delineato anche dal nuovo Ddl montagna, che individua misure per la valorizzazione di boschi, pascoli ed ecosistemi montani – significano lavoro, economia, difesa del suolo, presidio del territorio e turismo».





