Salta la Pasqua, tremano i pasticceri. Uova, colombe e focacce rischiano di restare invendute, o addirittura di non prendere neanche forma. E per i laboratori che le producono sarebbe un guaio grande, con danni economici enormi. Ecco perché i pasticceri alzano la voce: «Fateci aprire per Pasqua».
Al momento l’articolo 2 dell’ultimo Dpcm (che a breve sarà allargato anche oltre il 3 aprile) sospende tutte le attività dei servizi di ristorazione come bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, mentre lascia aperti i negozi di commercio al dettaglio di prodotti alimentari (panifici, gastronomie e pastifici). Una differenziazione che rischia di fare figli e figliastri. Soprattutto, crea danni alle pasticcerie che nel periodo pasquale vedono uno dei clou produttivi.
«Vorremmo avere la certezza di poter riaprire senza incorrere in sanzioni – interviene il presidente di mestiere, Cristiano Gaggion -. Naturalmente, visto il periodo di emergenza, la riapertura sarà seguita da tutte le precauzioni necessarie per garantire le condizioni di sicurezza nel rispetto delle normative vigenti».
Il direttore di Confartigianato, Michele Basso, in collaborazione con la Ccia di Treviso-Belluno ha posto il quesito dell’apertura dei laboratori artigianali collegati ad attività primarie, tra cui rientrano proprio le pasticcerie. Perché le consegne a domicilio, pur attivate, non sono sufficienti a soddisfare la clientela; senza contare che la concorrenza dei supermercati, sempre aperti, viene vista come uno sgambetto, anche alla qualità.
«I bellunesi vogliono passare la Pasqua con i dolci tradizionali del territorio – conclude Gaggion – e ritengo che in questo periodo difficile i pasticceri potrebbero contribuire a un momento di convivio nel nucleo familiare a sostegno del territorio e delle piccole attività».





