Roberto Padrin a tutto campo: non più quello sportivo, come un tempo, ma quello della politica. Anche se le due sfere possono coincidere. Ed essere strettamente correlate. Soprattutto in questo momento storico. Perché le scelte della Provincia di Belluno, di cui Padrin è presidente (peraltro appena riconfermato), saranno orientate anche al grande evento dei Giochi invernali: mancano quattro anni, infatti, alle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Presidente, che annata ci lasciamo alle spalle?
«Difficile e pesante, sotto molti aspetti. La pandemia che tutti ci auguravamo potesse passare ha continuato a colpire duramente. Ma se allargo lo sguardo, non posso non vedere elementi positivi anche nel 2021. La tenuta delle nostre imprese, le gare mondiali a Cortina, la firma del protocollo d’intesa delle tre Province interamente montane, l’inaugurazione della nuova briglia anti colate a Cancia, i lavori nelle scuole per adeguare gli spazi, il bando per aiutare i negozi di vicinato e le latterie, la decisione dei dipendenti provinciali di versare una quota della loro busta paga al Fondo Welfare. Senza contare i numerosi progetti seminati, che porteranno frutti nel 2022. Poi ho incassato la fiducia degli amministratori e sono stato rieletto presidente. Insomma, c’è stato molto di buono anche nel 2021».
La scelta che l’ha reso più orgoglioso? E quella che non rifarebbe?
«Ce ne sono tante, e sono tutte condivise con i consiglieri provinciali con cui ho la fortuna di lavorare. Se devo proprio sceglierne una solo, direi la decisione di intervenire con fondi provinciali per la messa in sicurezza della Sp 251 della Val di Zoldo. Il nostro territorio ha bisogno di una viabilità sicura e la Val di Zoldo ha subìto a lungo gli effetti della chiusura della strada. Ad aprile abbiamo stanziato 1,1 milioni di euro per i lavori. Vorrei solo che la Provincia avesse a disposizione maggiori risorse per intervenire nelle decine e decine di casi in cui servirebbe, specialmente sul tema delle infrastrutture e della viabilità interna. La scelta che non rifarei? Non mi viene in mente niente: ho la fortuna di condividere scelte e decisioni difficili con la mia squadra, ricevendo un supporto incondizionato».
Le priorità in vista del nuovo anno solare?
«Una priorità per tutti: uscire al più presto dalla pandemia. Anzi, è il mio augurio per l’anno nuovo, tornare alla normalità. Per la Provincia le priorità sono quelle che ho indicato anche nel discorso di insediamento: lotta allo spopolamento e attenzione all’ambiente. Viviamo in uno dei territori più belli del mondo e abbiamo il dovere di tutelarlo, anche tenendo le persone in quota e creando modelli di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Le priorità sono quelle che i cittadini bellunesi sentono».
A proposito di priorità, rientra fra queste l’elettività diretta dell’ente Provincia?
«Viene subito dopo le priorità. E sono convinto che se la Provincia continuerà a lavorare come ha fatto negli ultimi anni, con impegno e determinazione, non solo sentiremo meno pressante l’esigenza del ritorno all’elettività, ma dimostreremo allo Stato che le Province sono enti indispensabili per i territori. E quindi meritevoli di maggiore attenzione, che significa anche elettività».
In tema di elezioni, l’affluenza è in vertiginoso calo ovunque: significa che la politica ha perso la sua centralità?
«Credo sia fisiologico. Abbiamo attraversato un periodo storico in cui competenze e professionalità non sono state riconosciute, non solo in politica. Il periodo dell’uno vale uno. Per fortuna lo abbiamo lasciato alle spalle. Sta a noi recuperare fiducia e credibilità sull’elettorato e sui cittadini. Ma vale anche per altri campi del lavoro e della vita civile».
Olimpiadi 2026: siamo in ritardo?
«Sul fronte delle opere sportive no, ma in questi casi è sempre meglio essere in anticipo che in orario. Sul fronte delle infrastrutture sarà necessario bruciare le tappe. Un appuntamento come quello olimpico passa una volta nella vita e deve lasciare eredità importanti sul territorio».
L’auspicio per il 2022?
«Tornare alla normalità, come detto. Ma anche poter lavorare in serenità per il bene del territorio. Auspico un gioco di squadra proficuo con tutti gli enti di governo, dalla Regione allo Stato».
Qualche curiosità legata al 2021: libro e film più coinvolgenti?
«Non è del 2021, ma l’ho letto da poco: “Open”, la biografia di Agassi. Film? Mi ha colpito molto “La scuola cattolica”, che racconta il massacro del Circeo.
La colonna sonora?
«Mi piace moltissimo la musica leggera italiana. Per il 2021 se la giocano “Pastello bianco” dei Pinguini Tattici Nucleari e “Fantastica” di Rocco Hunt e Boomdabash. Ma quella che ascolto di più in macchina è dell’ultimo cd di Alvise Bortolini, “È la radio”».
L’immagine simbolo?
«I drive in vaccinali. Il 2021 è stato l’anno della campagna vaccinale e sono fiero del fatto che la provincia di Belluno sia quella con il tasso di vaccinati più elevato in Veneto».
L’uomo o la donna dell’anno?
«Gli uomini e le donne della sanità, che da quasi due anni lottano con noi e soprattutto per noi per farci tornare alla normalità. Se devo scegliere, a livello sportivo Roberto Mancini per averci fatto vincere l’Europeo, e Marcell Jacobs. Donne, Federica Pellegrini e Sofia Goggia. Extra sport, il presidente Mattarella, condottiero sicuro nella tempesta del Covid».
Ecco, appunto: chi vorrebbe come presidente della Repubblica?
«Il Mattarella bis è praticamente impossibile. E allora vorrei una donna, perché dopo il miglior presidente della Repubblica – a pari merito con Pertini – serve una figura femminile».





