“Trasparenza” e “reciprocità”: questo chiedono le associazioni degli agricoltori che ieri hanno raggiunto Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, per contestare l’accordo sul Mercosur.
«Non è accettabile che nei mercati europei entrino prodotti ottenuti con sostanze o metodi vietati nell’Unione o in quantità tali da danneggiare il mercato interno. La posta in gioco riguarda direttamente la salute dei cittadini e la tenuta economica delle nostre aziende agricole, già sottoposte a regole stringenti e costi elevati», commenta Maurizio Antonini, direttore di Cia Veneto. «Questo accordo di libero scambio fra l’UE e Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina non assicura il rispetto del principio di reciprocità. Da una parte e dall’altra servono gli stessi standard produttivi, sanitari e ambientali. Ovvero, pretendiamo che vengano effettuati dei controlli serrati su tutte le merci in arrivo dal Sud America. Soltanto a parità di regole e di condizioni non si rischia di inciampare sulla concorrenza sleale»
Stessa linea da Coldiretti, presente alla manifestazione con oltre mille soci agricoltori da tutta Italia: «Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori: le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere», l’analisi del presidente nazionale Ettore Prandini.
Se dalla Cia arriva una posizione più conciliante – «da anni sosteniamo che il Mercosur può rappresentare un’opportunità per alcuni comparti di punta dell’export agroalimentare, in particolare vini e formaggi, con un valore potenziale per l’Europa vicino ai 5 miliardi di euro e una crescita per il Made in Italy superiore al mezzo miliardo. Occorrono, però, i giusti presupposti: gli accordi commerciali hanno senso se e solo se creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. C’è tutto il tempo per correggere il tiro», l’analisi di Antonini – la critica politica di Coldiretti è chiara e decisa: «La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica. – attacca Prandini – La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa. Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea».





