«Io, esploratrice della natura selvaggia, e i miei orizzonti di neve e ghiaccio»

«Io, esploratrice della natura selvaggia, e i miei orizzonti di neve e ghiaccio»

Un bambino o una bambina sognano a occhi aperti avventure straordinarie nei luoghi più remoti del pianeta. Sogni che rimangono tali per tutti, o quasi. Ma non per lei: non per una figlia della Valbelluna come Antonella Giacomini. La quale ha voluto vivere in prima persona gli ambienti più ostili del profondo Nord e Sud. E cimentarsi in viaggi ed esperienze a volte al limite della sopravvivenza. È un percorso esplorativo che Antonella segue da oltre trent’anni e che trova forma narrativa in “Volevo vedere la tundra”: quattordici racconti che, come scrive nella prefazione Silvia Metzeltin, «trasmettono la freschezza autentica di come si vivono davvero le situazioni inaspettate e incresciose. Senza caricarne la drammaticità con eroismi, ma neppure minimizzandola, né addolcendone il ricordo, bensì lasciando emergere un bisogno intimo di infilarsi in simili scelte, figlie anche di conflitti esistenziali».

Antonella Giacomini è moglie di Manrico Dell’Agnola. Ed è stato proprio il noto alpinista ad avviarla ai grandi viaggi arrampicatori: ben presto il richiamo alla natura selvaggia che sognava da bambina, è tornato prepotente cambiando gli orizzonti dell’autrice. Orizzonti diventati per lo più di neve e di ghiaccio. Dalla Groenlandia alla Patagonia, senza disdegnare la sosta in qualche paese più caldo, ma sempre lasciandosi ammaliare dalla bellezza selvaggia di una natura che mette a nudo debolezze, forze personali, ma soprattutto l’intrinseca fragilità del genere umano.  

«Si pensa – spiega Antonella – che chi scrive un libro lo faccia per gli altri, perché qualcuno lo legga; indubbiamente c’è pure questo motivo, comunque io credo che uno “scrittore”, almeno agli inizi della sua carriera scriva per se stesso. Ho una valigia piena zeppa di diari di viaggio, ma da tempo sentivo il bisogno di provare a rimettere ordine nelle avventure meravigliose che ho vissuto e soprattutto di fare chiarezza dentro me stessa, trovando il coraggio di confessare le paure provate, le sofferenze subite e capire quanto tutto ciò abbia inciso in quello che oggi sono, e sono stata. E quanto ne sia valsa la pena».  

“Volevo vedere la tundra” (Ideamontagna, 288 pagine) non è quindi una biografia, «ma il frutto di una scrittura quasi catartica, dell’atto di trasferire sulla carta emozioni ed esperienze»: il libro verrà presentato venerdì 17 (alle 20.45) nella sala San Pietro di Mel. Dialogherà con l’autrice la giornalista Michela Canova. 

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