Uno spettacolo che è un monito, un diario di ottant’anni fa di un’attualità disarmante, la storia di piccole comunità che si ripropone su scala internazionale: la rappresentazione teatrale “L’opzione: propaganda e libera coscienza. La storia emblematica di una comunità” vuole essere un racconto di una pagina di storia poco (o per nulla) conosciuta, ma anche un mezzo per risvegliare le coscienze sul tema della propaganda e della polarizzazione estrema delle posizioni.
La vera storia dell’opzione
A raccontare che cosa è stata “l’opzione” per le popolazioni di lingua tedesca del Sud Tirolo e per quelle ladine bellunesi è la storica Luciana Palla, che ricorda come l’accordo del 1939 tra Hitler e Mussolini mise le comunità di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo davanti a un bivio: «Le persone, o meglio i capifamiglia, furono chiamati a scegliere se restare nell’Italia fascista, con tutto quello che questo comportava in termini di rivendicazioni storiche e di minoranza linguistica, o passare al Reich tedesco, abbandonando case, averi e terreni in cambio di promesse di una nuova vita. La propaganda fu pesantissima e il risultato fu la disgregazione interna delle comunità».
Lo spettacolo
Su questa vicenda si basa lo spettacolo teatrale che nelle prossime settimane sarà messo in scena nelle cinque valli ladine (il 18 novembre a Badia, il 19 a Canazei, il 24 a Cortina, il 25 ad Arabba, il 26 a Ortisei); i testi di riferimento sono i diari di Fortunato Favai, maestro fodom e poi oste a Ornella: nei suoi scritti, che partono dal 30 marzo 1940, ha raccontato quello che era accaduto nei mesi precedenti e ciò che quotidianamente vedeva e ascoltava nella sua osteria, per tramandarlo come insegnamento ai posteri. Sul palco, dove saliranno Stefania Bogo e Francesca Satta Flores, questa storia verrà portata ai giorni nostri, con un’albergatrice di montagna che scoprirà questi diari e si confronterà con una giornalista arrivata dalla grande città sulle diverse visioni del futuro e del mondo, partendo dai valori della convivenza umana. «Da un tema storico, ci si aggancia a dinamiche contemporanee che ci mettono davanti alla scelta “o bianco o nero”, senza capacità o possibilità di valutare attentamente. – spiega Aurelio Rota, organizzatore e produttore dello spettacolo – Pensiamo alla guerra in Ex Jugoslavia, in Kurdistan, in Ucraina, dove le divisioni fomentate dalla propaganda hanno creato veri e propri disastri nelle comunità».
«Pezzo di storia non ancora interiorizzato»
A sostenere, economicamente ma soprattutto “moralmente” condividendone i valori, l’iniziativa è l’Istituto Culturale Cesa de Jan di Colle Santa Lucia: «Parliamo di un tema complicato, di un pezzo di storia non ancora interiorizzato nelle nostre comunità e che impedisce al resto d’Italia di capire le nostre realtà. – spiega il direttore Denni Dorigo – Tante polemiche e incomprensioni esistenti ancora oggi nascono proprio dalla non comprensione di dinamiche storiche e sociali. Quello dell’opzione è stato un duro colpo per le comunità ladine: non c’era la possibilità di una terza via, si era o di qua o di là, una vera e propria negazione dello spirito delle nostre comunità che si trovavano a cavallo delle due nazioni e si consideravano “cerniera” tra questi mondi».
Proprio per far conoscere anche oltre i territori interessati la storia dell’opzione, dalla prossima primavera lo spettacolo verrà proposto alle scuole, provinciali e non, anche con l’obbiettivo di far riflettere i più giovani sui rischi della propaganda, della polarizzazione e della strumentalizzazione delle posizioni, in questi tempi particolarmente amplificate dall’uso dei social network.





