È un luglio caldo non solamente per le temperature ma pure per i rincari dei servizi essenziali, come il trasporto pubblico locale. Dolomitibus ha annunciato un aumento del 18% delle tariffe in tutte le fasce chilometriche, sono aumentati pure i costi di treni e autostrade e in questo contesto preoccupano già gli scenari tardo estivi e autunnali, quando riprenderanno le normali attività, come la scuola.
La Provincia di Belluno ha spiegato che la copertura totale del progetto Investi Scuola è a forte rischio, visto che viene a mancare il sostegno del Fondo Comuni confinanti. E la Cgil bussa a Luca Zaia.
«Continua a essere a rischio uno strumento importante, che poteva aiutare le famiglie, soprattutto quelle della montagna, delle terre alte di questa provincia, a garantire ai loro figli e alle loro figlie un trasporto pubblico “casa – scuola” a un costo calmierato» spiega Denise Casanova, segretaria provinciale della Cgil di Belluno. «In passato questo strumento era stato finanziato con il sostanzioso contributo delle risorse provenienti dai cosiddetti Fondi di confine, finanziamento che ora viene a mancare. La Provincia sostiene di essere in grado di reperire circa 600mila euro, ma per arrivare al 1.100.000 che serve, mancano ancora 500mila euro. Chiediamo, pertanto, che sia la Regione Veneto a coprire la differenza e a recitare un ruolo doveroso e necessario, per garantire agli studenti bellunesi un trasporto pubblico a prezzi sostenibili».
La Regione Veneto – analizza la Cgil – si colloca al penultimo posto tra le regioni a statuto ordinario per gli investimenti sul trasporto pubblico locale. «Ed è necessario che intervenga con risorse proprie per garantire una misura di equità sociale, in una provincia com’è quella di Belluno, in cui pochi poli scolastici racchiudono la maggior parte degli istituti e in cui la viabilità non aiuta certo la mobilità degli studenti» incalza Casanova.
L’Investi Scuola consentiva agli studenti e alle studentesse del Bellunese di spendere la stessa cifra per andare a scuola con i mezzi pubblici, a prescindere dal luogo di residenza. Il costo era di 295 euro, pari all’abbonamento per la fascia chilometrica più bassa. La differenza del costo del servizio veniva, per l’appunto, coperta dalla Provincia con le risorse stanziate e reperite proprio per sostenere questa misura.
«Parliamo di circa 4.000 abbonamenti staccati per l’anno scolastico 2022/2023. Se non sarà garantita la copertura del progetto – chiarisce Denise Casanova – sarà sempre più in discussione il diritto allo studio per le fasce di popolazione meno abbienti, che magari vivono nei luoghi più disagiati della montagna bellunese. In questo periodo estivo, in cui l’attenzione di molti è correttamente rivolta allo svago, con una Regione Veneto che annualmente trova le risorse per sostenere iniziative private di intrattenimento, la Cgil ritiene doveroso che vengano reperite le risorse per sostenere il trasporto pubblico locale e nella fattispecie il progetto Investi Scuola. Se non saranno reperite le risorse per coprire il costo complessivo di Investi Scuola, il trasporto “casa – scuola” costerà alle famiglie bellunesi dai 50 ai 150 euro in più ad abbonamento».





