La tragica morte di Paolo Marcon, il 59enne boscaiolo di Gosaldo, colpito giovedì (7 aprile) dal carico della teleferica durante lavori di esbosco in un’area adiacente alla Sp3 della Valle Imperina riporta la centro del dibattito il tema doloroso degli infortuni e sulle condizioni di lavoro del settore boschivo. Sul tema interviene Sebastiano Grosselle, segretario generale della Flai Cgil di Belluno.
«Non possiamo che rinnovare il grido di allarme rispetto alle condizioni di sicurezza del lavoro in questo settore – scrive in una nota -.La nostra organizzazione ha già denunciato, nei mesi scorsi, le condizioni di lavoro in cui normalmente si opera nel nostro territorio, in particolare nelle operazioni di esbosco. Questo nuovo, drammatico episodio, ne è ennesima conferma».
«Dobbiamo purtroppo riscontrare che i nostri appelli sono caduti nel vuoto – prosegue il segretario della Flai Cgil -. Da tempo aspettiamo una convocazione in Prefettura, richiesta dopo i gravi infortuni (dei quali uno mortale) dell’ottobre scorso. Riteniamo sia necessaria un’approfondita verifica circa la puntuale applicazione nei cantieri boschivi di tutta la normativa sulla sicurezza e, inoltre, consideriamo indispensabile una forma di controllo “a monte” rispetto alla formazione e alla dotazione tecnologica per le imprese chiamate a operare in contesti di bosco schiantato. Interesseremo dunque nuovamente il livello prefettizio per un appuntamento che, riteniamo, non sia più rimandabile. Oltre a questo, registriamo che anche la richiesta di insediamento della Sezione Territoriale della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, avanzata all’Inps provinciale da tutte le parti sociali del settore agricolo ancora a novembre, non ha ricevuto risposta. La Sezione Territoriale, istituita con la Legge 199 del 2016, potrebbe rappresentare un ulteriore organo di controllo rispetto alle condizioni sia di regolarità che di sicurezza in cui operano i lavoratori anche del settore boschivo.
«Una cosa è certa – conclude la nota di Grosselle-: questi tragici eventi non sono frutto di fatalità imprevedibili su cui non si possa fare nulla, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono conseguenza della mancata prevenzione e di un’organizzazione del lavoro non adeguata ai fattori di rischio. Su questi aspetti si può e si deve fare molto di più e meglio, e in questo senso lavoreremo affinché sia invertita una tendenza tragica e inaccettabile».





