«Infermieri dal Sudamerica? Operazione che non risolve il problema carenze»

«Infermieri dal Sudamerica? Operazione che non risolve il problema carenze»

Il progetto pilota della Regione Veneto per reclutare infermieri da Brasile e Argentina, con l’Ulss 1 Dolomiti scelta come territorio apripista, scatena le critiche del Partito Democratico. La consigliera regionale e vicepresidente della commissione Sanità Chiara Luisetto e il consigliere bellunese Alessandro Del Bianco giudicano l’iniziativa insufficiente per affrontare la cronica carenza di personale negli ospedali.

Secondo i due esponenti dem, il modello proposto dalla Giunta regionale non rappresenta una novità. «È un progetto già sperimentato in Lombardia – affermano – senza che abbia risolto il problema delle carenze di organico».

Luisetto e Del Bianco precisano che la loro non è una critica nei confronti dei professionisti stranieri, ma delle scelte della Regione. «Il punto – spiegano – è che si cerca di risolvere una crisi strutturale andando a reclutare personale sempre più lontano, mentre si continuano a ignorare le ragioni che spingono tanti infermieri ad abbandonare il servizio sanitario pubblico».

Nel mirino finiscono anche i costi e l’organizzazione dell’operazione. I consiglieri sottolineano come il progetto richiederà investimenti per la selezione del personale, i corsi di lingua, i trasferimenti, gli alloggi e i percorsi di inserimento. «Nel frattempo – osservano – continuiamo a perdere professionisti già formati, esperti e pienamente inseriti nelle nostre strutture».

Un’altra questione sollevata riguarda l’integrazione dei nuovi infermieri. «Non è chiaro chi dovrà occuparsi della formazione linguistica, del tutoraggio e dell’inserimento professionale. Il rischio è che questo compito ricada sugli infermieri veneti, che già oggi lavorano con organici ridotti, turni pesanti e difficoltà nel garantire i riposi».

Per Luisetto e Del Bianco, la priorità della Regione dovrebbe essere quella di rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica. Tra le proposte avanzate figurano retribuzioni più adeguate, incentivi per chi opera nelle sedi disagiate, contributi per l’alloggio, turni più sostenibili, maggiori opportunità di crescita professionale e un rafforzamento dei corsi di laurea per aumentare il numero degli infermieri formati.

«La sanità veneta – concludono – non si salva con un’operazione pseudo-creativa della Giunta, dietro la quale si nascondono anni di mancata programmazione». Le dichiarazioni arrivano all’indomani della presentazione del progetto regionale, illustrato a Belluno dall’assessore alla Sanità Gino Gerosa, che punta a reclutare personale in Argentina e nel sud del Brasile facendo leva anche sui legami storici tra quelle comunità e l’emigrazione veneta e bellunese.

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