Vaccini, lockdown e la bella stagione stanno allontanando il coronavirus dalle nostre vite. Anche ieri nessun decesso nel territorio dell’Ulss 1 Dolomiti, e soli 3 nuovi casi positivi. Ma la situazione in netto miglioramento e il prossimo ingresso (incrociamo le dita) in zona bianca non possono far dimenticare i 15 mesi che hanno sconvolto le nostre esistenze.
E così il 2 giugno, il 75esimo anniversario della Festa della Repubblica, si è trasformato in un tributo a chi ha combattuto il Covid in prima linea. Ieri pomeriggio, nel salone di gala di Palazzo dei Rettori (riaperto al pubblico per la prima volta da marzo 2020) il prefetto di Belluno Mariano Savastano ha consegnato l’onorificenza di cavaliere della Repubblica a sette prescelti della sanità bellunese.
Ma prima, nel discorso introduttivo, ha voluto elogiare tutti gli operatori sanitari. «Soprattutto coloro – sono state le sue parole – che hanno perso la vita per tutelare la salute del prossimo. Un grazie anche alla nostra Ulss, che con dedizione e impegno si è data da fare per gestire questa emergenza».
Sono stati nominati cavalieri Massimo Boaretto (primario di Medicina generale al “San Martino”), Sandro De Col (direttore del Distretto di Belluno), Irene Gallon (responsabile della formazione dell’Ulss 1), Luigi Pais Dei Mori (presidente dell’Ordine degli infermieri), Fabio Soppelsa (ex direttore della Prevenzione), Rodolfo Muzzolon (primario di Pneumologia) e Valentina Susana (coordinatrice infermieristica di Malattie infettive e Pneumologia). Storie che si intrecciano e raccontano di un anno e più vissuto sul (e spesso oltre) il filo del rasoio.
Prendiamo, ad esempio, Massimo Boaretto. A marzo 2020, nei primi giorni di pandemia, scoppia un focolaio all’ospedale di Agordo. Cinque medici positivi (su sei), l’ospedale rischia di chiudere. E Boaretto che fa? Molla la sua unità di Belluno e per venti giorni ad Agordo tira avanti la carretta: «Grazie però al lavoro di tutti, dalle donne delle pulizie agli infermieri, all’unica collega rimasta in corsia».
Oppure Fabio Soppelsa. Il 1° marzo 2020 raggiunge la pensione. Ma a Belluno si contano già i primi ricoveri per quel virus ancora misterioso. Così Soppelsa resta, per due mesi, a titolo gratuito. Il tempo necessario per organizzare la battaglia contro covid-19.
“Insieme” è la parola che racchiude più di un anno di sforzi. Se il sistema non è crollato è perché tutti si sono scoperti altruisti. Lo ricordano tutti i premiati. Da Valentina Susana, che ha saputo gestire al meglio gli infermieri dei reparti covid del “San Martino” a Sandro De Col, a contatto quotidiano con le case di riposo, tra tragedie e sforzi sovrumani. Da Irene Gallon, che da infermiera addetta alla formazione si è trasformata in perfetta organizzatrice di dati, a Luigi Pais dei Mori, coordinatore di tutta l’attività legata alla sorveglianza attiva.
Premiati anche il capo di gabinetto della prefettura, Andrea Celsi, e Donatella Piol, capo della segreteria di Palazzo dei Rettori.
Al mattino, alzabandiera in forma ridotta in Piazza del Martiri, davanti al momumento ai caduti. Alla presenza di un ristretto gruppo di autorità il prefetto Savastano ha letto il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.










