Il Covid non fa cadere Dolomitibus: il 2020 chiude con un utile di 600mila euro

Il Covid non fa cadere Dolomitibus: il 2020 chiude con un utile di 600mila euro

Se non ci fossero stati i ristori dello Stato, la situazione sarebbe ben diversa. Ma il dato finale è quello che conta. E quindi Dolomitibus può tirare un doppio sospiro di sollievo. La società ha chiuso il 2020 con molti ricavi in meno del previsto. Però il pareggio di bilancio c’è, addirittura con un utile di 600mila euro. Lo ha certificato ieri l’assemblea dei soci.

«Possiamo dire che abbiamo terminato il primo tempo di una partita che continuerà inevitabilmente anche nel 2021, perché la pandemia non è ancora archiviata – sottolinea il presidente della Provincia Roberto Padrin -. La mobilità e il trasporto pubblico nell’ultimo anno hanno rappresentato anche il simbolo di quanto stava accadendo intorno a noi, diventando cartine al tornasole della pandemia, prima con la riduzione al minimo del servizio bus – disposta dal governo -, poi con il lento ritorno alla normalità, seppur sottoposto a nuove misure restrittive. In tutto questo, non sono mancate le difficoltà, per cui ringraziamo Dolomitibus per aver assicurato sempre il servizio, ripristinando il tpl completo fin da settembre 2020, con il ritorno a scuola dei ragazzi».

IL BILANCIO 

Gli impatti della pandemia sono ben visibili nel consuntivo 2020. Dolomitibus ha registrato una perdita complessiva di ricavi superiore ai 6 milioni di euro. Nel dettaglio, la perdita di ricavi tariffari nei servizi tpl supera i 3 milioni rispetto al 2019 (-42%); mentre la perdita di ricavi nei servizi non tpl si assesta sui 3,4 milioni (-56%). «Se guardiamo alla pandemia nel suo complesso, quindi prevedendo gli effetti anche sul 2021, avremo una perdita di fatturato sui 12 milioni di euro, di cui quasi 5 milioni di euro in meno da ricavi tariffari – sottolinea l’amministratore delegato di Dolomitibus, Natalia Ranza -. A ciò si aggiungono costi emergenti per sanificazione dei mezzi per quasi mezzo milione di euro. A fronte di tutto questo ci sono le compensazioni per mancati ricavi tariffari arrivate da parte dello stato con tre provvedimenti successivi e i fondi della Regione Veneto, che garantiscono un sostanziale pareggio del ramo tpl, ma solo per quanto riguarda il 2020; nel 2021 il trend è assolutamente preoccupante e al momento sembra portarci verso una perdita di oltre 1,5 milioni di euro».

Per quanto riguarda il capitolo non tpl, «è stato garantito il mantenimento di redditività del fatturato – continua Natalia Ranza – grazie ai service partner, agli allestimenti e al servizio sostitutivo treni, che hanno assicurato un utile di 400mila euro. È un’intuizione che abbiamo avuto anni fa che si è rivelata particolarmente utile in un anno in cui senza i ristori del governo e della Regione avremmo dovuto approvare un bilancio 2020 con una perdita milionaria».

IL CDA 

L’assemblea dei soci, oltre all’approvazione del bilancio 2020, ha disposto anche il cambio dell’amministratore delegato: Stefano Rossi subentra a Natalia Ranza (che resterà comunque all’interno del cda). Inoltre, è stato prorogato fino a fine anno il mandato del presidente Andrea Biasiotto e dell’avvocato Sonia Sommacal (membro di cda nominato dalla Provincia).

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