«Fondo da 20 milioni di euro per chi decide di andare a vivere in montagna»

«Fondo da 20 milioni di euro per chi decide di andare a vivere in montagna»

Un fondo da 20 milioni per contrastare lo spopolamento della montagna, dando un contributo a chi decide di acquistare, ristrutturare o costruire casa nei Comuni montani. È la proposta del Partito democratico, con un doppio emendamento al Collegato che sarà in discussione da lunedì prossimo in Consiglio regionale. «È una priorità sempre più stringente, perché siamo in forte ritardo come ci suggeriscono i numeri, in particolare quelli della provincia di Belluno – spiega il capogruppo dem a Palazzo Ferro Fini, Giacomo Possamai, primo firmatario degli emendamenti sottoscritti anche dai colleghi Anna Maria Bigon, Vanessa Camani, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis». 

«Vogliamo iniziare a costruire un percorso come ha già fatto l’Emilia Romagna che nel giro di un anno ha raddoppiato i fondi a disposizione. Ripopolare la montagna significa anche rimettere in moto l’economia di questi territori, permettendo di superare o almeno ridurre i disagi di vivere in determinate aree».

Nel dettaglio la proposta prevede uno stanziamento di 20 milioni ogni 12 mesi per i prossimi tre anni. Le risorse sarebbero destinate a nuclei familiari con reddito inferiore a 75mila euro, con un contributo massimo procapite da 20mila euro e una premialità per chi ha figli minori. «È un finanziamento a fondo perduto che riguarda esclusivamente la prima e unica casa in uno degli oltre 100 Comuni veneti interamente montani – specifica Possamai – Si tratta di una scommessa che pensiamo possa essere vincente». 

Sul tema interviene pure la segretaria provinciale bellunese Monica Lotto: «La scelta di finanziare progetti che incentivino il vivere in montagna o in aree periferiche va a vantaggio di tutto il territorio regionale. Il Bellunese è il primo fornitore delle risorse eco-sistemiche del Veneto, servizi che non vengono riconosciuti in nessun modo. Finora la Regione non ha mai tenuto conto delle differenze territoriali, privilegiando così le aree densamente popolate e senza chiarire quale sia il suo programma per la montagna. Un disinteresse che il Bellunese denuncia da tempo, visto che la legge sull’autonomia del 2014 è rimasta lettera morta. Una giunta regionale che si dichiara autonomista a Roma, ma che è centralista a Venezia».

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